Ott 18 2008

Che cosa non ha funzionato

Categoria: Editoriale Paolo Valente @ 11:53

Gli Enti Pubblici di Ricerca in Italia sono circa trenta.

Circa perche’ anche sul numero non e` facile reperire delle informazioni certe o aggiornate, inoltre diversi Enti sono vigilati da diversi Ministeri, a volte piu` di uno.

La famosa tabellina a latere dell’intervista a Brunetta su Repubblica ne elenca 27 con le relative piante organiche, contratti a tempo determinato e precari stabilizzabili, anche se Brunetta stesso a Otto e Mezzo ha riferito di aver incontrato 33 presidenti di enti.

Le realta` di questi enti sono tuttavia estremamente diverse. Serviamoci proprio di quella tabella, riordiniamola e fermiamoci ai piu` grandi per pianta organica, e vediamo il numero di contratti a tempo determinato e il finanziamento ordinario proveniente dal Ministero.

Gia` qui occorre una precisazione: Enti differenti sono vigilati e finanziati da Ministeri differenti. CNR, INFN, INAF e INGV sono finanziati dal cosidetto "fondone" del Ministero dell’Universita` e Ricerca, del quale circa mezzo miliardo all’anno va all’Agenzia Spaziale Italiana, che pero` non e` un Ente con personale di ricerca, ma per l’appunto un’agenzia che finanzia progetti. L’ENEA e` un caso a se’ stante, e viene finanziato dal Ministero delle Attivita` Produttive, l’ISS dal Ministero della Sanita`, l’ISPRA da quello dell’Ambiente, e cosi` via.

Una ulteriore precisazione, quando si parla di bilancio (o come dice chi sa di management, di budget), e` che il finanziamento ordinario da parte dello Stato e` solo una parte dei fondi a disposizione, alla quale vanno aggiunti i fondi dell’Unione Europea, degli Enti Locali, provenienti da conto terzi, eccetera. Questo punto e` particolarmente rilevante quando si parla di precariato, perche’ negli ultimi anni la disponibilita` di questi fondi aggiuntivi e la loro natura tipicamente "a progetto" e` stata una concausa, assieme al pluriennale blocco delle assunzioni e alla progressiva erosione dei finanziamenti ordinari, alla crescita dei contratti a tempo determinato (di varia natura).

Ente

Pianta

Organica

Contratti

a tempo det.

Fondi 2007

(fonte: MIUR)

Trasferimento


Ordinario 2008 (fonte: ENEA)

CNR 8164 1160

551.726.176,00

ENEA 3066 421

191.908.000,00

ISTAT 2690 50
INFN 1909 342 276.260.519,00
ISS 1886 312
CRA 1814 8
ISPRA 1494 316
ISPELES 1385 545
INAF 1280 104

89.594.056,00

INGV 617 357

54.505.911,00

ISFOL 410 295

E` chiaro come sia ancora piu` difficile tenere conto dei cosiddetti fondi esterni, a meno di non reperire direttamente il bilancio dettagliato dell’ente.

I due principali indicatori che di solito vengono utilizzati per additare la presunta virtuosita` o non della gestione di un ente, sono quindi correlati tra di loro e dipendono da diversi fattori, spesso al di fuori del controllo di chi dirige l’ente stesso:

  • Il rapporto tra spese di funzionamento (principalmente personale) e budget: e` un indicatore che solitamente viene utilizzato per differenza: ovvero se questo indicatore e` al 90%, si deduce che la frazione di finanziamento all’Ente dedicata alla ricerca e` del 10%. Chiaramente, questo non tiene conto della disponibilita` dei fondi esterni (EU, Regioni, ecc.) e in qualche caso puo` essere fuorviante; il fondo ordinario e` nelle mani del Ministero vigilante, le spese di personale -di fatto, attraverso il controllo delle assunzioni a tempo indeterminato- in quelle della Funzione Pubblica;
  • Il rapporto tra personale a tempo determinato e quello a tempo indeterminato, teorico (la famosa pianta organica) o effettivo: di solito viene utilizzato per stigmatizzare l’attitudine a utilizzare personale temporaneo in una Pubblica Amministrazione, e che -come una delle conseguenze di questo-  vi si accede (generalmente) senza essere sottoposto a un concorso pubblico; anche in questo caso, parte del controllo - per esempio sul rapporto tra spese di personale e spese per la ricerca e tipologia dei contratti - e` nelle mani chi eroga il finanziamento (EU, Regione);
Se ne deduce che molto spesso gli enti di ricerca si sono trovati con il seguente dilemma: paralizzare i progetti di ricerca, magari spesso spalmati su molti anni e per i quali si erano gia` investite risorse (anche umane) molto consistenti, oppure fare ricorso -come del resto sembra ragionevole- a fonti di finanziamento esterne e a forme di lavoro a tempo "atipiche"?

Un ulteriore elemento di riflessione, e` sulla natura del tempo determinato in una struttura di ricerca. E` evidente che nelle prime fasi di una carriera qualunque (ma a maggiore ragione di una carriera cosi` specializzata e, perche’ no, competitiva come quella della ricerca) ci sia una fase di formazione che permetta anche di selezionare i "migliori". Questo e` perfettamente legittimo, anzi auspicabile, ed e` applicato in tutto il mondo, anche in altri settori. Quello che non e` "sano" e` che questa fase duri troppo a lungo. E questo per una serie di ragioni:

  • Al crescere del livello di specializzazione e competenza, il personale impiegato a tempo determinato tendera` ad occupare posti di crescente responsabilita` nell’organizzazione; nel caso in cui, per una ragione qualsiasi, dovesse scegliere o essere costretto a non rimanere, si verrebbe a creare una lacuna seria;
  • Soprattutto in un contesto come quello della ricerca, ma in generale per una Amministrazione Pubblica, il permanere in uno stato di precariato, riduce l’autonomia e -di fatto- ritarda lo sviluppo della carriera (che e` un’aspirazione legittima per tutti);
  • Le implicazioni sociali ed umane di una permanenza in uno stato di lavoro non stabile, in un contesto come quello italiano (all’estero questo e` spesso molto meno preoccupante e grave) sono evidenti a tutti: impossibilita` di pianificare la propria vita familiare e personale, incertezza economica, minore protezione sociale in generale.

La soluzione a me sembra evidente, ma non facile: pianificazione e valutazione.

La pianificazione che va declinata in vari aspetti:

  • Pianificazione delle attivita` e del loro sviluppo: nel nostro caso, trattando di progetti scientifici, occorre tenere conto di due variabili che in altri contesti sono molto meno importanti: la durata anche molto rilevante dei progetti e il contesto internazionale che praticamente e` sempre imprescindibile (se non altro a causa dei competitors che -se il progetto, come dovrebbe, e` interessante e all’avanguardia- ci saranno sempre);
  • Pianificazione delle risorse economiche ed umane, in stretta connessione -evidentemente- con la pianificazione delle attivita` di ricerca.

La valutazione e` un momento importante non solo per verificare se si sono conseguiti gli obiettivi che ci si prefiggeva, ma anche in itinere, per verificare se le condizioni al contorno mutano, e dunque se sono necessarie delle correzioni di rotta.

Il tutto, naturalmente, va inserito nel contesto della realta` generale del Paese, dalla quale non si puo` prescindere.



3 risposte a “Che cosa non ha funzionato”

  1. Paolo Valente ha scritto:

    Help needed!
    Mi piacerebbe completare la tabella con i dati degli enti mancanti, e reperire magari le informazioni sui fondi esterni.
    Disclaimer.
    Sono riflessioni che siete tutti invitati a commentare e/o confutare, ovviamente, e che non pretendono di essere altro che, appunto, riflessioni, e non certo un’analisi rigorosa e completa.

  2. Fulvio Galeazzi ha scritto:

    Ciao Paolo, molto ben scritto e argomentato, complimenti! Ciascuno poi tira le conclusioni, ad esempio dando in cuor proprio un voto alla classe dirigente…
    I dati che pubblichi mi colpiscono parecchio, soprattutto se confronto CNR e INFN per il rapporto tra pianta organica e fondi: e ripenso a quante volte con tono un po’ spocchioso ho sentito dire che "noi (INFN) siamo virtuosi".
    Sempre a proposito della tabellina, credo sarebbe anche interessante conoscere lo stato di riempimento delle piante organiche degli altri enti, e scorporare il numero dei contratti TD in due colonne a seconda che siano su fondi interni o esterni. Cose non facili, immagino, visto che a malapena riusciamo a conoscere questi numeri per l’INFN! :-)

  3. Amedeo ha scritto:

    Chi sacrificare?

    Apprezzo sicuramente il lavoro di Paolo Valente e lo considero un buon inizio.
    Mancano chiaramente alcuni dati: a quanto ammonta il finanziamento esterno, come è strutturato, quanto stabile può essere nel tempo. Vale a dire quanto ci si può contare al fine di utilizzarlo per dare un futuro a tante valide nuove leve.

    Ci deve essere una selezione? Va bene, ma chi devo sacrificare dei giovani che lavorano nel mio gruppo?
    Sapete quale è il criterio reale che è stato adottato da noi in questi ultimi 15 anni?
    Semplicemente c’è stata una seleziona naturale tra quanti sono stati disposti ad andare all’estero, e quanti invece, essenzialmente per vincoli affettivi e familiari, hanno deciso di tenere duro.

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