Ott 23 2008

L’Italia e il progetto LHC

Categoria: Editoriale, English Tommaso Spadaro @ 12:28

L’ Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) è stato istituito nel 1951, ed è costituito da 20 sezioni con sede nei dipartimenti di Fisica universitari e da 4 Laboratori Nazionali con sede a Catania, Frascati, Legnaro (PD) e Gran Sasso. Ha circa 1800 dipendenti, di cui 570 ricercatori, 220 tecnologi, 710 tecnici e 300 amministrativi. Il bilancio annuale dell’ente è di circa 280 milioni di euro. Di fatto si tratta di un ente “sano”, nel quale la spesa per stipendi è ancora sotto il 60% del bilancio totale, con buoni margini per investire negli esperimenti e dove non ci sono problemi di assenteismo (ad esempio, i giorni di malattia media per dipendente sono circa 3 all’anno).

L’ INFN opera in quel campo della ricerca, la fisica nucleare e subnucleare, che ha una grande tradizione in Italia, a partire dal suo capostipite Enrico Fermi. Basti ricordare che a Frascati Bruno Touschek ideò e costruì alla fine degli anni 50 il primo collisore di particelle, il padre dei moderni acceleratori del Fermilab (Chicago) e del CERN (Ginevra), e che molti dei ricercatori dell’INFN ricoprono ruoli di grande responsabilità in istituzioni scientifiche internazionali. L’INFN promuove inoltre il trasferimento delle competenze sviluppate nell’ambito della propria attività verso campi di ricerca multidisciplinari come la medicina, i beni culturali e l’ambiente. Tutte queste attività si svolgono in stretta collaborazione con il mondo universitario.

Il maggior progetto cui ha partecipato l’INFN negli ultimi anni è stato la costruzione del collisore LHC presso il CERN, il laboratorio europeo per la ricerca nucleare che ha sede a Ginevra. Dal progetto LHC, che sicuramente è la maggiore impresa tecnico-scientifica intrapresa dall’uomo dopo la conquista della Luna, ci si aspettano risposte ultimative sulla natura delle interazioni tra i costituenti fondamentali della materia. La fase di collaudo dell’esperimento, cominciata nel settembre scorso, riprenderà nella primavera del 2009. Il 21 ottobre c’è stata l’inaugurazione ufficiale del progetto da parte dei capi di stato dei paesi membri del CERN .

L’Italia ha contribuito al progetto LHC per circa il 20%, investendo poco meno di 1 miliardo di euro in 10 anni (ivi compresa la quota versata annualmente al CERN per il suo funzionamento). I ritorni economici in termini di investimenti verso industrie italiane sono stati rilevanti (460 milioni di euro dal 2000 ad oggi), e ci hanno premiato rispetto ad altri paesi. Sotto questo aspetto l’Italia si colloca al secondo posto dietro la Francia, ma davanti alla Germania e alla Gran Bretagna, che contribuiscono in misura maggiore al bilancio del CERN. Questi investimenti sono per lo più in attività di elevato spessore tecnologico, e contribuiscono a far crescere il know-how tecnologico ed in ultima analisi la competitività del settore industriale negli anni a venire. Tra le imprese italiane che sono state maggiormente coinvolte citiamo Ansaldo Superconduttori, che ha realizzato circa un terzo dei 1200 dipoli magnetici di LHC, Simic (criogenia), CAEN (elettronica), Renco (ingegneria civile), Cecom e Zanon (meccanica di precisione), OCEM (elettronica di potenza) , Saes Getters (tecnologia del vuoto).

A livello scientifico, i ricercatori italiani hanno contribuito in maniera sostanziale alla realizzazione dell’acceleratore LHC e degli esperimenti su di esso installati, e ricoprono ruoli di grande responsabilità. Dopo anni di grandi sforzi profusi nella costruzione degli esperimenti, il momento presente è il più delicato per massimizzare i risultati scientifici, e proprio per questo tutti i paesi che partecipano al progetto stanno reclutando giovani ricercatori. La competitività della missione italiana al CERN è invece messa in pericolo dal fatto che centinaia di ricercatori e tecnici precari dovranno a breve abbandonare la ricerca, in quanto impossibilitati a partecipare a concorsi pubblici negli anni passati e in quelli a venire. L’attuale momento di grave difficoltà è confermato anche dal crescente numero di ricercatori italiani che trovano (facilmente) impiego presso università e laboratori stranieri. Questo fatto, se da una parte conferma l’elevatissimo profilo professionale dei fisici impegnati nelle ricerche dell’istituto, costituisce un grave danno economico e sociale per il paese (il budget impegnato nella formazione di un ricercatore ammonta a diverse centinaia di migliaia di euro).

Ad oggi, a fronte di un organico di circa 1800 lavoratori a tempo indeterminato, operano nell’istituto circa 700 lavoratori precari: 350 ricercatori e tecnici assunti con contratto a tempo determinato, 200 impegnati con assegni di ricerca e borse di studio, e 130 con contratti a progetto. Di questi, circa 75 hanno già superato una selezione, e sono da tempo in attesa di essere assunti. Sul destino degli altri pesa particolarmente il taglio del 10% della pianta organica dell’ente (legge 133/08), già ridotta del 5% nel 2005, che blocca di fatto il turn over per i prossimi 4 anni. Questo ostacolo deve essere rimosso affinché la parte migliore dei giovani attualmente impegnati nei progetti internazionali dell’ente non vada perduta, compromettendo pesantemente la posizione di cui gode l’Italia in questo ambito e vanificando tutti gli sforzi scientifici ed economici compiuti.

Alcuni dati

Budget INFN

Anno 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008
Bilancio 286.6 276.6 280.9 280.3 268.1 269.2 273.3 267.8
Budget per gli esperimenti* 81.3 78.7 98.3 84.9 87.2 69.2 62.2

in milioni di Euro

*sono escluse le spese strutturali per il funzionamento dei laboratori

Adeguando il budget 2001 alla sola inflazione, si avrebbe 330.2; ne segue che in termini di capacità di spesa il budget dell’ente è diminuito del 19%

Ai finanziamenti statali vanno aggiunti i fondi esterni (principalmente europei); nel 2007 ammontavano a circa 14 milioni di euro.

Fonte: presidente INFN al Comitato Valutazione Internazionale 2008

Scambio economico con il CERN

Fondi versati al CERN:

Anno 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008
Fondi versati al CERN* 70.6 70.2 76.0 77.8 79.9 78.9 75.5 76.0 76.4
Ritorni industriali 43.0 33.6 53.6 66.0 87.8 87.9 62.9 22.0

in milioni di Euro

*annualmente dal Ministero degli Esteri italiano

Nel 2007 il profilo di spesa del CERN è cambiato radicalmente: con la conclusione delle maggiori commesse legate alla costruzione di LHC è cominciata la procedura di restituzione dei prestiti bancari.

Ogni anno, viene calcolato per tutti i paesi membri del CERN il coefficiente di ritorno, definito come il rapporto tra la frazione del budget speso in commesse industriali verso un certo paese, e la frazione del budget CERN pagata dal paese medesimo.

Per l’Italia, tale coefficiente ha il seguente andamento:

Anno 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008
Coefficiente 1.30 1.20 1.34 1.35 1.38 1.40 1.40 1.41

Mediando sul periodo 2003-2006 gli altri contributori importanti del CERN hanno avuto i seguenti coefficienti di ritorno: Germania 0.96, Francia 1.60, UK 0.32, Spagna 0.63 .

Fonte: S. Centro, Liaison Officer for Italian Industry at CERN

Composizione dei gruppi di ricerca italiani al CERN

I ricercatori e tecnologi afferenti ai gruppi INFN possono essere dipendenti dell’ente (strutturati o precari), oppure essere dipendenti dell’università (strutturati o precari) associati alle ricerche dell’ente.

I numeri riportati nel seguito sono stati ricavati dai preventivi di spesa per l’anno 2007 di tutti i gruppi INFN che partecipano agli esperimenti LHC (ATLAS, CMS, LHCb e ALICE):

Personale strutturato Personale precario

Univ. INFN

I fascia 95 52 ric. tempo det. (INFN) 55

II fascia 73 94 borse e assegni (Uni+INFN) 166

ricercatori 67 139 PhD (Uni) 85

In conclusione, del totale dei ricercatori italiani impegnati in LHC:

18% ha ruoli dirigenziali (I fascia)

45% è personale strutturato di II e III fascia

27% è personale precario

10% studenti di dottorato

Va aggiunto inoltre che tutto il personale strutturato universitario (28% del totale) deve dedicare una frazione consistente del proprio tempo alla didattica.

A legislazione vigente nessuno dei ricercatori precari e dei PhD potrà essere assorbito in modo stabile nei gruppi di ricerca nei prossimi 3-4 anni; inoltre, a causa della limitazione nelle spese per contratti a tempo determinato, la gran parte degli assegni di ricerca e dei contratti a tempo determinato non potranno essere rinnovati.

Una ulteriore fonte di forte criticità viene dall’organigramma del CNAF, la struttura dell’INFN (con sede a Bologna) che si occupa a livello nazionale dello sviluppo e della gestione dei principali servizi informatici e telematici di supporto alle attività dell’ente. Nel 2005 è stato inaugurato presso il CNAF il centro italiano di elaborazione dei dati provenienti dagli esperimenti LHC (ne esistono solo 11 in tutto il mondo, di cui 7 in Europa). Tale centro, che assorbe la maggior parte delle risorse economiche e di personale del CNAF, rappresenta oggi uno dei maggiori nodi italiani per il calcolo distribuito. Il CNAF è coinvolto inoltre da anni nello sviluppo, implementazione e gestione di infrastrutture di Griglia a livello italiano (GRID.it), europeo (EGEE) ed internazionale (LHC Computing GRID), per le quali cura parte della progettazione e dello sviluppo del middleware.

In seguito sono riportati i numeri relativi allo stato del personale CNAF:

14 tempo indeterminato

35 tempo determinato

9 borse e assegni, 1 co.co.co.

Il 76% del personale è dunque precario; anche in questo caso, nessuno potrà essere assorbito se permangono gli attuali tagli alla pianta organica dell’ente.

Fonti: Preventivi INFN 2007 per gli esperimenti LHC; fonte diretta per il CNAF, aggiornata ad ottobre 2008

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