Ott 30 2008
Storia di Matteo Martini
Sono cresciuto con la convinzione che avrei fatto il ricercatore. Già ai tempi delle elementari, alla fatidica domanda: cosa vuoi fare da grande? La mia risposta era sempre la stessa: “voglio fare lo scienziato e voglio vincere il Nobel!” Queste erano le mie convinzioni, i miei sogni ed i miei progetti.
Mio padre è un tecnico dei laboratori di Frascati, ricordo con piacere le notti in cui insistevo per accompagnarlo a fare i turni per la “tessitura” della camera a deriva di KLOE, o l’entusiasmo che avevo quando, non ancora adolescente, mi portava in officina a vedere i lavori che stavano realizzando.
Tutto questo ha contribuito a far crescere in me la voglia di diventare un giorno uno “scienziato”.
Tutto il mio cammino di studi è stato incentrato intorno alla fisica, diploma di perito nucleare, laurea in fisica a 23 anni con 110, dottorato di ricerca. Sia la tesi di laurea che quella di dottorato sono state sull’esperimento KLOE. Questo ha contribuito ancora di più a far crescere il mio entusiasmo. Il mio sogno si stava realizzando, finalmente avevo una parte attiva nell’esperimento che avevo visto costruire. E poi ….
Finito il dottorato a 27 anni, età in cui le persone che avevano iniziato l’università con me ancora dovevano laurearsi, mi viene offerto con qualche difficoltà un assegno di ricerca. Difficoltà non dovute alle persone che mi sono accanto e che mi hanno seguito nella mia formazione, ma dovute ai soliti problemi di fondi, finanziamenti ecc. Alla fine si riesce ad ottenere un assegno co-finanziato con il dipartimento di energetica della Sapienza.
Qui inizia il mio iter di precario. Anzi, per dirla come sostengono alcune persone influenti in questo mondo, con un assegno di ricerca non sono neanche precario, sono un co.co.co che praticamente equivale a niente. Niente cartellino, niente contributi, niente straordinari, niente di niente.
In tutto questo poi c’è la situazione odierna, vincitori di concorso non assunti, art.36 da assumere, stabilizzandi. Per carità, spero con tutto il cuore che i miei “amici” (non solo colleghi) vengano assunti dopo tutti gli anni di precariato che hanno fatto. Ma io? Come co.co.co. il mio futuro non è incerto, è proprio nero. Neanche un discorso riguardo degli assegnisti e dottorandi da parte di “quelli che contano”, praticamente siamo invisibili.
Con l’attuale situazione, forse potrei sperare in un concorso tra minimo 5 anni con un assegno in scadenza il prossimo anno e quasi nessuna speranza di avere contratti temporanei.
Bene, questo è il quadro, questa è la mia situazione come quella di molti altri assegnisti e dottorandi della ricerca. La domanda che mi gira in testa allora è: cosa fare? Nell’attuale situazione io non posso inseguire il mio sogno di bambino, tutti i miei progetti, gli scenari immaginati stanno andando in fumo. Davanti a me ho però altre strade, ho meno di 30 anni, un buon curriculum e tanta esperienza fatta proprio grazie all’INFN. A questo punto, potrei inseguire il mio sogno all’estero dove avrei qualche possibilità in più e dove qualcuno con un pò di cervello poi ringrazierà lo stato italiano della formazione che mi ha dato. Oppure potrei trovare altre strade e lasciare il mio sogno di bambino. Questo non perché non abbia dato il massimo per raggiungerlo, ma perché qualcuno me l’ha portato via.

