Ho trovato un errore e ve lo segnalo. Nel video si parla di "tenure-track" come il periodo di formazione dopo il dottorato, di durata 4 anni. Non e’ esatto.
Il tenure track comincia, solitamente, a livello di assistant professor, tipicamente dopo uno o due post-doc gia’ completati (a volte anche 3). Per accedere ad un tenure-track, si presuppone che il ricercatore sia gia’ molto maturato dopo il conseguimento del dottorato.
Il tenure-track e’ un periodo probatorio di 5-7 anni a livello di assistant professor. Se in questo periodo il candidato dimostra di sapere condurre un programma di ricerca indipendente, assicurando fondi extramurali attraverso grants vinti, e confermati, allora, e solo allora, viene promosso alla posizione di Associate Professor, con "tenure", ovvero con posto sicuro. Altrimenti, gli mostrano la via di uscita. In Italia non c’e’ una cosa simile, e si vede.
Ovvio, "Shine on you crazy diamond", prima parte cantata, il testo e’ perfetto!
Remember when you were young,
You shine like the sun.
Shine on you crazy diamond.
Now there’s a look in your eyes,
Like black holes in the sky.
Shine on you crazy diamond.
You were caught on the cross fire
of childhood and stardom,
blown on the steel breeze.
Come on you target for faraway laughter,
come on you stranger,
you legend, you martyr, and shine!
You reached for the secret too soon,
You cried for the moon.
Shine on you crazy diamond.
Threatened by shadows at night,
and exposed in the light.
Shine on you crazy diamond.
Well you wore out your welcome
with random precision,
rode on the steel breeze.
Come on you raver, you seer of visions,
come on you painter,
you piper, you prisoner, and shine!
La sua descrizione del percorso di carriera negli USA e il significato di "tenure track" e’ abbastanza accurata. (Sono di origini americane e sono stato formato nel sistema universitaria americana.) Tuttavia, il confronto con il sistema italiano non e’ semplice.
Innanzitutto, i postdoc in America, anche se risultano essere posti precari, offrono una tutela maggiore al ricercatore: uno stipendio degno, spesso i benefit previsti per i dipendenti, un trattamento previdenziale normale. In questo senso, sono totalmente diversi dagli strumenti italiani del lavoro precario nel settore (co.co.co., assegni ecc.)
Secondo, in America ci sono sbocchi professionali per ricercatori che non esistono in Italia: nell’industria, nel mondo della finanza ecc. Quindi e’ socialmente piu’ praticabile essere selettivi, anche piu’ in la’ nella carriera. Non e’ una considerazione da nulla: e’ molto piu’ facile postecipare la decisione che da’ stabilita’ al ricercatore all’eta di 40 anni se lui sa che in ogni caso la sua professionalita’ sara rispettata e trovera’ comunque (con ogni probabilita’) un lavoro alla sua misura.
Terzo, c’e’ un problema crescente di precariato di ricerca anche in America, principalmente dovuto a tagli di fondi per la ricerca. 10-15 anni fa di postdoc se ne faceva uno, raramente due, prima di trovare
un posto tenure track. Quindi, tradizionalmente il tempo tra la fine del dottorato e la decisione sulla tenure era un po’ meno di adesso.
Credo che l’uso delle parole "tenure track" sul sito "Il Buco Nero" tiene conto di queste considerazioni. Comunque, non credo che ci siano molti tra di noi che sarebbero contrari a una soluzione che usa contratti temporanei per selezionare ricercatori di eccellenza, ma evitando di sfruttarli. Quindi il ricercatore dovrebbe essere trattato bene durante il suo periodo di precariato, il periodo di precarieta’ dovrebbe essere limitato, e ci dovrebbero essere della transparenza e delle garanzie circa i reali prospetti di integrazione del ricercatore alla fine del processo.
Volevo soltanto rigirare la questione piu’ in generale: l’uso che si fa del meccanismo del precariato in Italia e’ diverso, non soltanto nella ricerca, poiche’ la tanta predicata flessibilita’ puo’ essere tale in ambienti che di per se’ sono dinamici, come appunto (fino ad ora) gli States. Per giunta lavori meno stabili tendono all’estero ad essere piu’ ricompensati da un punto di vista economico (e’ normale, dal momento che il datore di lavoro ha meno oneri a lungo termine). In Italia tutto cio’ tende ad essere un periodo in cui si viene sottomessi a fare di tutto di piu’ nelle condizioni piu’ dispa(/e)rate, in attesa che un giorno, sempre piu’ lontano, si possa passare dall’altra parte (il tanto caro posto fisso), in cui, virtualmente, si diventa intoccabili. Un’altra cruciale differenza e’ (correggetemi se sbaglio) che in un eventuale cursus honorum accademico, un ricercatore e’ quasi obbligato a cambiare location di lavoro (e.g. dal PhD al postdoc cambiero’ universita’). In Italia, pero’, cambiando, tendenzialmente si perdono tutti i diritti acquisiti: quelli di chi resta in fila aspettando il suo turno.
E’ normale assumere 39 amministrativi? Piu amministrativi che ricercatori in
un ente di ricerca? Da dove nasce questo squilibrio? Non conosco bene l’INFN
puo darsi quindi che mi manchi qualche dato…
Gli amministrativi servono, lo capisci da te, dal momento che ci sono contratti, bollette, buste paga, contratti, acquisti, gare d’appalto, ecc. ecc. ecc.
Quanti ne servono? Ovviamente non c’e` una ricetta magica che ci dica la percentuale ideale, pero` posso sicuramente dirti, per esempio, che l’uso crescente di fondi esterni ha reso il lavoro amministrativo molto piu` pesante (hai mai provato a gestire un contratto con la Commissione Europea?) e difficile.
Direi poi, che non e` esatto che ci sono piu` amministrativi che ricercatori: 300 su 1800 nel personale a tempo indeterminato, ci sono poi molti precari amministrativi, ma -spesso- ci sono delle ragioni.
18 October 2008, ore 17:30
non ci crederete, non c’avevo manco un file audio decente sottomano…

18 October 2008, ore 18:08
Ho qualcosa che fa proprio al caso nostro!
Prova con un brano del CD
Gamma I Quadrilogy di Angelo Francesco Lavagnino
si tratta della colonna sonora di un film di fantascienza degli anni 60
18 October 2008, ore 21:42
Bella l’idea di farne un video.
Ho trovato un errore e ve lo segnalo. Nel video si parla di "tenure-track" come il periodo di formazione dopo il dottorato, di durata 4 anni. Non e’ esatto.
Il tenure track comincia, solitamente, a livello di assistant professor, tipicamente dopo uno o due post-doc gia’ completati (a volte anche 3). Per accedere ad un tenure-track, si presuppone che il ricercatore sia gia’ molto maturato dopo il conseguimento del dottorato.
Il tenure-track e’ un periodo probatorio di 5-7 anni a livello di assistant professor. Se in questo periodo il candidato dimostra di sapere condurre un programma di ricerca indipendente, assicurando fondi extramurali attraverso grants vinti, e confermati, allora, e solo allora, viene promosso alla posizione di Associate Professor, con "tenure", ovvero con posto sicuro. Altrimenti, gli mostrano la via di uscita. In Italia non c’e’ una cosa simile, e si vede.
19 October 2008, ore 11:57
Ovvio, "Shine on you crazy diamond", prima parte cantata, il testo e’ perfetto!
Remember when you were young,
You shine like the sun.
Shine on you crazy diamond.
Now there’s a look in your eyes,
Like black holes in the sky.
Shine on you crazy diamond.
You were caught on the cross fire
of childhood and stardom,
blown on the steel breeze.
Come on you target for faraway laughter,
come on you stranger,
you legend, you martyr, and shine!
You reached for the secret too soon,
You cried for the moon.
Shine on you crazy diamond.
Threatened by shadows at night,
and exposed in the light.
Shine on you crazy diamond.
Well you wore out your welcome
with random precision,
rode on the steel breeze.
Come on you raver, you seer of visions,
come on you painter,
you piper, you prisoner, and shine!
by (ovviamente) Pink Floyd.
20 October 2008, ore 10:36
Volevo rispondere al commento di Massimo.
La sua descrizione del percorso di carriera negli USA e il significato di "tenure track" e’ abbastanza accurata. (Sono di origini americane e sono stato formato nel sistema universitaria americana.) Tuttavia, il confronto con il sistema italiano non e’ semplice.
Innanzitutto, i postdoc in America, anche se risultano essere posti precari, offrono una tutela maggiore al ricercatore: uno stipendio degno, spesso i benefit previsti per i dipendenti, un trattamento previdenziale normale. In questo senso, sono totalmente diversi dagli strumenti italiani del lavoro precario nel settore (co.co.co., assegni ecc.)
Secondo, in America ci sono sbocchi professionali per ricercatori che non esistono in Italia: nell’industria, nel mondo della finanza ecc. Quindi e’ socialmente piu’ praticabile essere selettivi, anche piu’ in la’ nella carriera. Non e’ una considerazione da nulla: e’ molto piu’ facile postecipare la decisione che da’ stabilita’ al ricercatore all’eta di 40 anni se lui sa che in ogni caso la sua professionalita’ sara rispettata e trovera’ comunque (con ogni probabilita’) un lavoro alla sua misura.
Terzo, c’e’ un problema crescente di precariato di ricerca anche in America, principalmente dovuto a tagli di fondi per la ricerca. 10-15 anni fa di postdoc se ne faceva uno, raramente due, prima di trovare
un posto tenure track. Quindi, tradizionalmente il tempo tra la fine del dottorato e la decisione sulla tenure era un po’ meno di adesso.
Credo che l’uso delle parole "tenure track" sul sito "Il Buco Nero" tiene conto di queste considerazioni. Comunque, non credo che ci siano molti tra di noi che sarebbero contrari a una soluzione che usa contratti temporanei per selezionare ricercatori di eccellenza, ma evitando di sfruttarli. Quindi il ricercatore dovrebbe essere trattato bene durante il suo periodo di precariato, il periodo di precarieta’ dovrebbe essere limitato, e ci dovrebbero essere della transparenza e delle garanzie circa i reali prospetti di integrazione del ricercatore alla fine del processo.
20 October 2008, ore 14:48
Volevo soltanto rigirare la questione piu’ in generale: l’uso che si fa del meccanismo del precariato in Italia e’ diverso, non soltanto nella ricerca, poiche’ la tanta predicata flessibilita’ puo’ essere tale in ambienti che di per se’ sono dinamici, come appunto (fino ad ora) gli States. Per giunta lavori meno stabili tendono all’estero ad essere piu’ ricompensati da un punto di vista economico (e’ normale, dal momento che il datore di lavoro ha meno oneri a lungo termine). In Italia tutto cio’ tende ad essere un periodo in cui si viene sottomessi a fare di tutto di piu’ nelle condizioni piu’ dispa(/e)rate, in attesa che un giorno, sempre piu’ lontano, si possa passare dall’altra parte (il tanto caro posto fisso), in cui, virtualmente, si diventa intoccabili. Un’altra cruciale differenza e’ (correggetemi se sbaglio) che in un eventuale cursus honorum accademico, un ricercatore e’ quasi obbligato a cambiare location di lavoro (e.g. dal PhD al postdoc cambiero’ universita’). In Italia, pero’, cambiando, tendenzialmente si perdono tutti i diritti acquisiti: quelli di chi resta in fila aspettando il suo turno.
21 October 2008, ore 19:05
E’ normale assumere 39 amministrativi? Piu amministrativi che ricercatori in
un ente di ricerca? Da dove nasce questo squilibrio? Non conosco bene l’INFN
puo darsi quindi che mi manchi qualche dato…
21 October 2008, ore 19:12
Gli amministrativi servono, lo capisci da te, dal momento che ci sono contratti, bollette, buste paga, contratti, acquisti, gare d’appalto, ecc. ecc. ecc.
Quanti ne servono? Ovviamente non c’e` una ricetta magica che ci dica la percentuale ideale, pero` posso sicuramente dirti, per esempio, che l’uso crescente di fondi esterni ha reso il lavoro amministrativo molto piu` pesante (hai mai provato a gestire un contratto con la Commissione Europea?) e difficile.
Direi poi, che non e` esatto che ci sono piu` amministrativi che ricercatori: 300 su 1800 nel personale a tempo indeterminato, ci sono poi molti precari amministrativi, ma -spesso- ci sono delle ragioni.
21 October 2008, ore 19:44
"Gli amministrativi servono, lo capisci da te"
grazie per la dritta ora ci penso