Feb 25 2009

Galileo, il processo continua

Categoria: Rassegna Stampa Barbara Sciascia @ 11:35

«E così nelle mie tenebre vo fantasticando or sopra questo or sopra quello effetto di natura, né posso, come vorrei, dar qualche quiete al mio inquieto cervello». Ecco ciò che Galilei, ormai cieco, fa scrivere in una lettera ad un amico. Siamo nel gennaio del 1638, e Galilei, dopo la condanna inflittagli dalla chiesa romana, vive agli arresti domiciliari in una casetta ad Arcetri, nei pressi di Firenze. E non riesce a dar quiete a quel suo «inquieto cervello» che lo ha portato alla rovina. Già: la rovina. Non gli sfuggono le ragioni di quest’ultima. Le ha incise in una nota nella sua copia personale del libro - il «Dialogo» - che ha fatto scattare i meccanismi dell’Inquisizione. In quella nota Galilei dice che il sapere sulla natura genera innovazioni. Dice anche che le innovazioni sono sgradite a chi, per conservare il potere, deve rigettare ogni novità: così accade che gli ignoranti, essendo potenti, si ergono a giudici e piegano gli «intelligenti». (di Enrico Bellone, da La Stampa)

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