Apr 02 2009
Riflessioni di una ricercatrice precaria sulle selezioni R5
La seguente lettera è stata lasciata in risposta alla "piccola proposta" di Paolo Valente ai ricercatori a tempo indeterminato di rifiutare di prestare servizio nelle commissioni dei concorsi R5. Trovando questa lettera particolarmente convincente, l’ho riprodotta qui come articolo a se’ stante, per darle il risalto che merita.
Ciao,
sono una precaria 43enne che dopo il PhD (laurea e dottorato al LEP) ha fatto un po’ di postdoc all’estero, sempre per LEP/LHC, poi son passata all’astrofisica presso il CNR per poter lavorare in Italia, dove son tornata per motivi familiari, e ora sono di nuovo nell’ambito dell’INFN (in realtà ho un assegno universitario, ma lavoro in ATLAS), visto che il progetto a cui lavoravo al CNR non è stato rifinanziato ed era su fondi esterni.
In tutti i casi ho avuto incarichi che comportavano una certa responsabilità e non mi risulta di non aver assolto al mandato che mi si è stato dato. In tutti i casi ho avuto piena soddisfazione dal mio lavoro, tranne che dal punto di vista delle prospettive nel caso dei contratti italiani. In ogni modo, non ho mai temuto di rimanere disoccupata, al peggio di non fare quello che preferivo (probabilmente un po’ di presunzione giova).
In relazione ai nuovi R5, ho appena mandato un mail al mio attuale capogruppo, con Petronzio in CC, in cui esplicitamente mi rifiuto di partecipare. Ho elencato le ragioni che mi sembra superfluo ripetere.
Non so cosa intende fare la maggioranza dei precari, se di nuovo subire insulsaggini passivamente per paura di perdere quel poco che si ha o se c’è voglia di reagire. Se ai tempi della rivoluzione industriale gli operai avessero taciuto come di solito si fa noialtri, staremmo ancora in quella situazione.
Io personalmente non voglio e non posso avallare l’italico scaricabarile in cui chi dirige non si assume le responsabiltà che gli derivano da tale ruolo, mentre è capacissimo di coglierne i vantaggi.
Come madre mi rifiuto di sottrarre tempo alla mia famiglia per ripassare l’esame di particelle, che passai circa 20 anni fa, e a farmi dichiarare meritevole o meno di un posto di lavoro ESCLUSIVAMENTE su tale base.
È un ipocrita gioco in cui invece di confessare la miopia della politica del personale dell’ente si vogliono eliminare i precari pretendendo che sia ESCLUSIVAMENTE colpa loro se non avranno un posto (che il Presidente ci giustifichi diversamente questa scelta se ci riesce, pero’ con osservazioni OGGETTIVE che dimostrano che questi R5 servono a qualcos’altro, e che ci ha davvero pensato tanto prima di tirarli fuori).
L’INFN vive del nostro lavoro, visto che si assume incarichi che non è evidentemente in grado di sostenere con i propri dipendenti: vuoi perché son pochi, vuoi perché si rifiutano di imparare il C++ e root, vuoi perché si son stufati di essere pagati per una frazione delle loro reali ore lavorative e hanno deciso di restituire un po’ di tempo alle loro famiglie.
Senza i precari l’INFN non sarebbe pronta per la partenza di LHC, e qui mi limito alla mia piccolissima esperienza.
Lo so che il problema sono gli stanziamenti del governo e la mancanza di una politica per la ricerca da parte dei nostri governi, tutti i colori inclusi, con qualcuno che è un po’ peggio dell’altro.
Non è una buona ragione per cui un’elite di dipendenti possa permettersi di fare le cose che ama sulle nostre spalle. Non è una buona ragione perché tutti debbano essere coordinatori di qualcun altro, e così se non ci siamo noi non possono fare carriera.
È ora di darci un taglio. Rifiutiamoci di essere presi per il naso. Se NESSUNO presentasse domanda per gli R5, l’ente sarebbe COSTRETTO a trovare nuove e più sensate soluzioni. Finalmente saremmo INTERLOCUTORI invece che soggetti passivi. Prendiamo in mano noi il nostro futuro, basta affidarsi soltanto a referenti locali giocoforza inseriti in un gioco di potere che comunque NON CI INCLUDE.
Scusate la veemenza, ma è proprio ora di darsi una scantata.
Carla Sbarra


6 April 2009, ore 15:18
Ciao, buongiorno.
Sono pienamente d’accordo con Carla e per questo anch’io non presenterò la domanda per questa inutile idoneità.
21 April 2009, ore 12:52
Un re senza sudditi non e’ un re!!!
24 April 2009, ore 12:46
Condivido.
16 June 2009, ore 15:24
Cara Carla,
condivido i punti da te sollevati. A me sembra che questo concorso d’idoneità sia, al di là delle riserve che nutro sulla legalità dell’operazione, un’inutile umiliazione imposta ai precari, i quali sono chiamati a sostenere una prova di idoneita’ che si basa puramente sulle conoscenze e non *anche* sulle competenze e le attitudini alla ricerca che richiederebbero anche una accurata valutazione del CV, comprendente la produttivita’ scientifica.
A mio parere, vista la mancanza di competenze richieste, il concorso e’ un tentativo di dirigere le scelte dell’ente in un modo regolato più dalla politica (secondo la logica del “chi c’è c’è, chi non c’è non c’è”) che dalla cultura o dall’attualità scientifica delle linee di ricerca. Credo che non ne possa venire che del male già nell’immediato alla ricerca italiana, visto che con tale concorso l’ente non va nella direzione di inglobare in futuro nel proprio organico ricercatori di esperienza e indubbia capacita’ e attitudine alla ricerca, cosa della quale la ricerca italiana avrebbe indubbiamente bisogno per stare al passo della competizione con altri paesi.
Inoltre, starei attento a non creare una situazione in cui l’ente assumerà solo persone adatte solo ad attività vetuste per le quali il finanziamento europeo, che presumibilmente costituirà in futuro la fonte principale per la ricerca, sta calando e calerà. Non vincolerei insomma la ricerca a linee culturali il cui futuro è molto incerto e che andrebbero finanziate solo dall’amministrazione nazionale o da amministrazioni locali (come quelle regionali: sta gia’ per accadere nella migliore delle ipotesi): è una cambiale che non possiamo chiedere di pagare a chi verrà nei prossimi anni, e che potrebbe decidere di lasciare che la bolla scoppi.
Infine, una considerazione triste. La pletora di soldati di ventura "assunta" (spesso pagata in modo umiliante) da professori e dirigenti che avevano bisogno di qualcuno che lavorasse al loro posto sta diventando scomoda: invecchia e rischia di saturare il mercato delle assunzioni, snaturando il profilo di eta’ dell’ente. Che fare allora? Si possono eliminare alcuni fra i piu’ vecchi e meno utili (nel frattempo diventati un po’ burocrati a loro volta, e magari appesantiti da figli), in modo da ripartire con lo sfruttamento di nuovi giovani su nuove iniziative piu’ redditizie (e sempre, si badi bene, con controllo scientifico scarso o nullo per chi e’ gia’ nel sistema).
Purtroppo (a parte quella di una valutazione scientifica delle iniziative che andrebbe affrontata sulla base di parametri oggettivi che ESISTONO, e li’ mi pare che le cose almeno al Ministero dell’Universita’ e al CUN si stiano muovendo in verso positivo) non ho soluzioni, ma vorrei almeno che si fermasse l’andazzo di quelli che vanno in giro ad accompagnare i loro dottorandi che lavorano al posto loro… Almeno fermiamo la spirale con cui stiamo gonfiando artificialmente il sistema, altrimenti noi italiani ci faremo ridere dietro dalla comunita’ internazionale se non per il contributo di una minoranza di sani, molti dei quali pero’ lavorano solo ai margini del sistema nazionale –tollerati ma non amati ne’ coinvolti nelle decisioni- della ricerca o addirittura fuori da esso, con poche possibilita’ di rientro (si sa, una volta che sei andato all’estero i concorsi diventano piu’ difficili).
20 June 2009, ore 21:22
I concorsi sono stati fissati in fretta e furia tra venti giorni… Se si vuole sensibilizzare l’opinione pubblica contro questa ingiustizia il momento migliore e’ questo – e credo che tutti quelli che hanno possibile accesso ai mezzi di comunicazione debbano farlo.