Nov 26 2009
Di che morte vogliamo morire
Certe volte la frustrazione sale oltre i livelli di guardia e si sente il bisogno di dire le cose con una maggiore chiarezza. Ci sono dei concetti che forse ci appaiono chiari, ma che altri o non condividono, o non hanno introiettato fino in fondo. Forse per coloro che seguono e partecipano da tanto tempo è superfluo, ma a volte è utile ridirsi delle cose note.
1) La coesione di intenti.
Non abbiamo volutamente mai fatto del problema precariato una questione di categorie e sotto-categorie. Sappiamo benissimo che alcuni appartengono ad una certa casella, ad esempio sono stabilizzandi, tempo determinato, assegnisti, ecc., per i motivi più disparati: perché avevano un responsabile più o meno potente, perché sono capitati al momento più o meno giusto, perché erano nel progetto più o meno giusto, ecc. Con questa considerazione, dovrebbe essere chiaro che il provvedimento con il quale l’Ente resetta gli stabilizzandi al rango di normali precari non dovrebbe lasciare nessuno tranquillo. Tutti dovrebbero temere, a fronte della totale assenza di pianificazione che l’azione dell’Ente dimostra. Nessuno dovrebbe sentirsi intoccato o disinteressato rispetto a quel provvedimento, che solo apparentemente riguarda poche decine di "licenziati".
Se non fosse chiaro, l’Ente ha deciso di prolungare i contratti di tutti i tempi determinati fino a Luglio 2010, ESAURENDO LA PROPRIA DOTAZIONE ORDINARIA per l’intero anno. Capito? Per voi assegnisti che avete subito l’R5, quanti contratti ci saranno? Per voi con contratti in scadenza su fondi qualsivoglia, dovete comprendere che l’Ente si troverà a selezionare quegli eletti che verranno portati a fine anno, quanta spinta servirà al vostro responsabile per far sì che siate voi i prescelti? Per voi stabilizzandi, beh, è chiaro che avete perso il diritto che avevate, ve lo hanno proprio scippato.
La politica del silenzio dove ci sta portando?
2) Lo strumento sindacale.
Essere spontanei è bello. Si deve riconoscere, però che una organizzazione istituzionale, vista dall’Ente come un valido e naturale interlocutore è un’altra cosa. Non si tratta di prendere la tessera perché conviene. Si tratta di entrare nel Sindacato, credere nell’utilità di farlo e PARTECIPARE, anche conflittualmente, per portare quell’organizzazione a sentire altre voci. Per cambiare l’ordine delle priorità. Come tutte le organizzazioni, anche i sindacati sono fatti di esseri umani, né tutti buoni, né tutti cattivi. Sentir dire "ma i sindacati che fanno?" senza aver mai fatto lo sforzo di dire la propria, è puerile. Siamo tutti adulti, e ficchiamoci in testa che nessuno pensa a noi se noi non alziamo la voce. In situazioni conflittuali, in tempi di vacche molto magre, i sindacati ragionano pensando in primo luogo alle istanze degli iscritti, mica c’è niente di male. E’ chiaro il messaggio?
3) La partecipazione.
Che poi è il discorso zero. Ma se abbiamo paura di intervenire, perché "qualcuno poi me la potrebbe far pagare", allora è meglio essere buttati fuori da quello che non avrebbe nulla a che fare con un ente pubblico di ricerca e con una comunità scientifica.
Ma dove ci porta questo timore?! Ad essere usati, abusati, trattati come un non-soggetto. Alziamo tutti la testa, troviamo il coraggio di impegnarci prioritariamente nella difesa dei nostri diritti. I diritti ce li dà il lavoro che facciamo, non altro. Un ente che si rispetti dovrebbe preservare e organizzare proprio il lavoro dei dipendenti, qualunque sia la forma contrattuale che sia loro attribuita. Lo abbiamo detto più volte: ci sono tagli e non si possono mantenere tutti i contratti? bene, l’Ente faccia una scelta chiara e strategica, decida quali rami secchi tagliare e agisca di conseguenza. Non lo fa. Preferisce la dinamica delle parrocchiette e delle baronie universitarie: un po’ a me, un po’ a te, non scontentiamo questo e quello, indipendentemente dalla valenza scientifica dell’attività, dalla sintonia o meno con il main-stream dell’Ente, ecc. Le non-decisioni, il tirare a campare. Beninteso, questi discorsi si applicano ai precari timidi, ma a maggior ragione valgono per gli strutturati, che per lo più dimostrano una miopia che rasenta l’incoscienza, struzzi con la testa sotto la sabbia che hanno a cuore solo il loro "giocattolo". Finché dura.
4) L’obiettivo.
Non abbiamo mai e poi mai detto "sanatoria per tutti", "tutti dentro". Abbiamo sempre sostenuto che occorre una politica armonica e trasparente di reclutamento, con sbarramenti noti, con selezioni dai criteri noti in anticipo. Nulla di tutto ciò è stato fatto, nulla di tutto ciò sembra essere nemmeno all’orizzonte.
Esempi non mancano: dall’R5, al concorso dei 37 posti di Mussi (a quanto si dice), la logica è sempre guidata dagli interessi particolari (quanti posti a me, quanti a te) e mai e poi mai dai tanto sbandierati merito ed eccellenza.
Alla fine di tutta questa fatica, l’obiettivo che vogliamo raggiungere è duplice: preservare quanti sono rimasti ingolfati dai blocchi delle assunzioni di questi anni, dalla arbitrarietà casuale del meccanismo delle stabilizzazioni e dal sangue versato sugli esperimenti LHC e sulle grandi "imprese" dell’ente e dare un contributo costruttivo per implementare procedure di reclutamento che impediscano il ripetersi in futuro di questo drammatico problema.
Chiediamo troppo? Ma voi, in fondo, siete davvero d’accordo con quello che scriviamo? Fatecelo sapere.


26 November 2009, ore 16:19
Innanzitutto massima solidarietà da un ex precario.. miracolato.
Trovo veramente assurda questa situazione, fino adesso devo dire di aver pensato che un minimo di buona fede ci fosse e che, tutto sommato, si cercasse veramente di tamponare le misure di questo governo. Il fatto però che, pur consci del fatto che la situazione precari INFN fosse esplosa per via del blocco delle assunzioni degli anni precedenti, si sia persa l’occasione delle stabilizzazioni per sanare tale situazione, trovo che sia un comportamento imperdonabile, da dimissioni generali. Quando una dirigenza di un ente pubblico, a tutti i livelli, non è in grado di tutelare i propri dipendenti è buona cosa che si accomodi all’uscita.
Le lettere inviate in quella forma si commentano da sole…
Devo dire anche che, pur da iscritto al sindacato che più si è speso a favore dei precari, la posizione delle tre sigle in questa faccenda mi è sembrata alquanto blanda, impostata più alla ricerca dell’accordo fra gentiluomini… quando i gentiluomini non ci sono più da tempo.
26 November 2009, ore 21:09
Strumentalizzazione ( in latino " malus usus ") è uso di qualcosa o di qualcuno, o anche di un evento, di un fatto, di una situazione, esclusivamente come mezzo per conseguire un proprio particolare fine non dichiarato ed estraneo al carattere intrinseco di ciò di cui si serve. Se proprio vogliamo disquisire fino in fondo la storia ne è pieno di questi esempi. Per NON entrare nel merito, è proprio l’uso strumentale e ricattatorio di donne e bambini che viene fatto durante i periodi di guerra, per ottenere qualcosa. Perchè non si tratta forse di strumentalizzazione per "determinati" fini quella che stanno vivendo sulla propria pelle i precari tutti? La parte più vulnerabile per colpire altri? Bene, di questa guerra sulla nostra pelle, descriveteli voi del buconero i personaggi, li conoscete bene, che sono in campo. Quante volte sono stati usati sti benedetti precari…non gliene mai fottuto niente a nessun strutturato, ma non si doveva fare un’assemblea su tutte le problematiche in essere(anche a "cuore" degli strutturati) perchè il fatto di mandare a casa le persone era "troppo" poco o riduttivo per indire un’assemblea? Tutto a posto signora la marchesa? E’un segnale ben preciso? Insomma già tutto scritto? ma si dai Tienanmen si è risolta in maniera più cruenta…..qui bene o male si tratta di far rientrare nei "ranghi" qualche schiavo che vedeva la luce…
Chi poteva pararsi il fondoschiena d’altronde l’ha già fatto…anche tramite il sindacato…vero? ….e la guerra di prima? beh…mi viene da dire, da PRECARIO LICENZIATO, che se ATENE PIANGE….SPARTA NON RIDE…da buon intenditor…
26 November 2009, ore 21:16
Quanto con consapevole amarezza abbiamo scritto, non toglie che noi ci crediamo, che a qualcuno gliene "fotta".
Sicuramente suscitare l’interesse di chi -apparentemente- ha problemi meno urgenti del precariato, e` anche nostra responsabilita`.
Infine, quanto a ridere… sono d’accordo con te che non ci sia affatto niente da ridere, ne’ ad Atene, ne’ a Sparta, ne’ altrove.
26 November 2009, ore 21:28
First they came for the communists, and I did not speak out—because I was not a communist;
Then they came for the trade unionists, and I did not speak out—because I was not a trade unionist;
Then they came for the Jews, and I did not speak out—because I was not a Jew;
Then they came for me—and there was no one left to speak out for me.
Martin Niemöller (1892–1984)
27 November 2009, ore 0:04
Ormai dell’INFN sono solo un simpatizzante dato che, dopo 4 anni da assegnista (+4 da borsista e dottorando), con zero prospettive in casa, me ne sono andato in Germania. Però credo di aver sufficiente cognizione di causa per poter commentare la situazione e l’editoriale.
Quanto scritto è lodevole e lo condivido quasi interamente.
A mio parere però non si può negare che la politica del "tutti dentro", o se preferite del "i più vecchi dentro", i sindacati l’hanno fatta eccome, e in un certo senso R5, tirar per le lunghe i posti di Mussi, queste lettere, tutto abominevole sia chiaro, sono in qualche modo il tentativo dell’INFN di voler selezionare le persone non solamente in base agli anni di TD.
Tentativo ovviamente fatto nel peggiore dei modi e producendo il risultato contrario, sono d’accordo, ma credo che fare una analisi più precisa della situazione e della politica dell’ente sia utile allo scopo.
Purtroppo, data la situazione economica e politica della ricerca scientifica in italia, "Implementare delle procedure di reclutamento che impediscano il ripetersi di questo problema", "fare scelte chiare e strategiche", "con criteri noti in anticipo" e che non cambiano ogni sei mesi, governi permettendo, non può essere fatto in modo indolore, anche per i sindacati e gli ormai ex stabilizzandi.
Di questo bisogna tenerne conto.
27 November 2009, ore 11:40
Caro Paolo,
se siamo arrivati a questo punto qualcosa vuol pur dire…no? di solito si cerca sempre di prevenire per non arrivarci al punto in cui siamo che è SEMPRE una sconfitta…..oppure anche tu credi che basta "sacrificare" alcune decine di persone per raggiungere l’obbiettivo? questo fa parte del vostro credo? anche quelli di Tienanmen,ripeto, ci credevano…lo so ….è estremo come esempio…ma tu sai bene, almeno spero, in che ambiente di squali ti muovi e ci muoviamo…voi credete che sia possibile riscrivere le regole di quest’ente dal di dentro solo con "un’etichetta" dietro le spalle? Auguri…
27 November 2009, ore 11:56
ah…dimenticavo…forse non he bastano neanche due….o tre di etichette…..
27 November 2009, ore 13:06
Sinceramente il discorso delle etichette non lo capisco bene, normalmente le mie le tengo attaccate ben visibili.
In ogni caso: e` chiaro che le sconfitte sono sempre dietro l’angolo, il punto e` cercare di minimizzare i danni, almeno da parte nostra e` quello che diciamo e facciamo da 14 mesi, ovviamente per quanto ci e` possibile.
27 November 2009, ore 16:17
Intanto l’etichetta principale di chi ha lavorato in questo anno e piu’
per/su/intorno a buconero e’ stata sempre la propria faccia, ben esposta,
col proprio nome e cognome.
Vorrei rispondere invece alla questione del "tutti dentro" o "i più vecchi dentro". C’e’ stata una legge, limitata e imperfetta e forse anche
inappropriata, ma che da altri enti e’ stata sfruttata per prendere
personale, ricercatore e non, che desiderava immettere in ruolo. Dare un
contratto a TD con una certa qualifica significa riconoscere l’abilita’
di quel lavoratore a quella qualifica. E non senza alcuna selezione.
Al contrario con la piu’ efficace, tra l’altro in auge in tanti altri
paesi, ossia un curriculm (generalmente di una certa anzianita’,
ma non necessariamente) vagliato da capigruppi, direttori di sezione e
direttivo, con sotto una bella firma del presidente in persona.
Questa e’ la selezione che maggiormente permette a chi sceglie di applicare
i propri criteri di qualita’, merito, eccellenza… non lo hanno fatto?
perche’? e di chi e’ la colpa dei precari o dei sindacati addirittura?
Le persone che hanno tanti anni di TD sono state selezionate semplicemente tante volte dall’INFN. Che tentativo doveva fare l’INFN? contro i criteri imposti da chi? dall’INFN stessa?
Nessuno impediva all’ente di bandire i posti Mussi rapidamente (aprile 2008??) e magari agganciare il giudizio di idoneita’ per gli stabilizzandi all’idoneita’ a quello stesso concorso.
Anche per il rinnovo dei TD poteva fissare dei nuovi criteri oggettivi,
trasparenti e pubblici, magari anche severissimi! Ma uguali per tutti.
Certo i criteri non possono mai essere perfetti, ma nessuno li avrebbe potuti
contestare. Si sarebbero aperte nuove posizioni e gli scartati avrebbero cercato una alternativa mettendosi il cuore in pace, come chi perde un concorso veramente pulito.
Invece i posti Mussi non sono ancora banditi….perche’ si litiga sulla distribuzione in pianta organica, sui settori disciplinari…ma non sui criteri di selezione…assegnando i posti a concorso concluso! E un R5 senza curriculum che esperienza, che dote, che eccellenza sta selezionando?!
Temo che la competenza, le qualita’ e l’eccellenza siano parole che ormai interessano a pochi…forse siamo rimasti solo noi?
28 November 2009, ore 11:34
Carissimi, qua a Como e’ addirittura peggio. La nostra beneamata facolta’ (dal civr = 4^ e 7^ sui piccoli atenei) oltre a non avere i 7 posti riconosciuti da mussi (3 regalati a medicina di varese, penultima sui medi atenei), da oggi e’ stata dichiarata in agonia prima di una morte decisa da "interpretati" provvedimenti alla starmary, miscelati opportunamente in una miscela di uva sultanina fermentata con un buona dose di batteri fecali.
Como, (dico Como, del nichilismo mentale) si e’ addirittura svegliata! in ADDIRITTURA 200 in aula magna!
Se l’ha fatto Como…
FORZA RAGAZZI, ricordiamoci che questi spaventapasseri hanno lo specchio del bagno pieno di sputi!
Direi che il concetto del far valere i diritti (comunque garantito dalla costituzione), deve rimanere l’obiettivo finale. Che poi la gente lo capisca o meno, e’ un problema di secondo ordine. Siamo scienziati e ci dobbiamo fidare di una cosa: che la verita’ alla fine viene sempre a galla.
E che pinocchio ha sempre bisogno di molte seghe, per farsi la rinoplastica e non farsi riconoscere in giro!
GRAZIE A TUTTI VOI PER IL LAVORO SVOLTO E PER QUELLO PROSSIMO FUTURO,
A COMO AVETE UN SACCO DI LETTORI!
29 November 2009, ore 21:51
Appena ho letto queste righe ho fatto un respiro profondo. Questi concetti da voi espressi con tanta chiarezza in effetti non sono condivisi da molti. Azzarderei a dire che molti non ne hanno neanche consapevolezza.
Si sentono al sicuro e non si sono ancora accorti di quanti passi indietro abbiamo fatto in questi ultimi anni. Tra la gente della mia età, ma non solo, c’è poi un diffuso scetticismo, e i più critici sono quelli che non si sono mai “sporcati le mani” a partecipare all’attività sindacale. Partecipare vuol dire far uscire la propria voce al di fuori della propria stanza, per criticare ma anche per proporre. E tante voci, INSIEME, hanno più probabilità di essere ascoltate. Io ne sono convinta.
Condivido la vostra analisi e credo che quello di cui abbiamo bisogno, sempre di più, è la chiarezza. Solo così potremo distinguere i DIRITTI dai FAVORI.
E questo vale per tutti, precari, strutturati, pensionati, cittadini.
Sono solidale con voi e sono convinta che è giusto pretendere che l’Ente faccia finalmente una scelta chiara, oggettiva, strategica e trasparente.
E che ce la faccia sapere al più presto, o pensano di temporeggiare ancora per un po’, diciamo fino a fine luglio…?