Il fenomeno della migrazione delle risorse umane nell’ambito della ricerca è una conseguenza dell’attenzione sempre minore che l’opinione pubblica e la classe politica riservano alla ricerca di base. I minori finanziamenti , cosi’ come il fatto che nell’agenda politica di destra o di sinistra l’interesse per la ricerca occupa sicuramente un ruolo di secondo (o terzo) piano, contribuiscono notevolmente al deupaperamento di un sistema essenziale per qualunque società.
Le sfide della modernità, dall’inquinamento all’energia, dall’invecchiamento alla produttività del lavoro, necessitano sempre più di innovazione e progresso, ma il collegamento con l’importanza della ricerca di base, pare, in questi anni essere sempre meno compreso dai governanti.
Una riforma globale del sistema ricerca che parta dall’adeguamento dei finanziamenti, fino ad una politica più chiara sul reclutamento è un passo fondamentale per invertire una tendenza che condannerà il nostro paese ad un’arretratezza culturale e scientifica che avrà ripercussioni su ogni settore dell’economia e della vita.
In questo ambito vi segnalo l’interessante iniziativa di sottoscrizione del documento su http://www.ricercadibase.it , che ha raccolto più di 1000 firme (molte già provenienti dall’INFN) con il fine di presentare, il 1 febbraio, al Governo un dossier e un testo sulla situazione della ricerca Italiana vista dal "di dentro".
Se condividete affrettatevi, non c’e’ molto tempo!
g.
Pubblicato il Decreto Ministeriale recante i programmi di ricerca cofinanziati 2008 approvati.
Ieri, 21 gennaio 2010, e` stato firmato l’accordo che reintegra in servizio i 27 colleghi stabilizzandi licenziati a dicembre. Qui il comunicato CISL in merito alla firma.
European Research Council
Gli scienziati italiani arrivano tra i primi in Europa, ma usano i soldi vinti nei concorsi internazionali di ricerca per andarsene all’estero. Oramai è diventata una vera e propria tradizione, questa, per i ricercatori italiani, quasi obbligata pur di finanziare i propri progetti. Vincere i fondi europei e poi usarli per trasferirsi all’estero, insomma. E’ successo ancora una volta in occasione dei finanziamenti assegnati dal Consiglio Europeo delle Ricerche (Cer) che verranno usati dagli scienziati italiani per andare all’estero. Si tratta di finanziamenti rilevanti che possono arrivare fino ad un massimo di 3,5 milioni di euro per ciascun progetto di ricerca che vengono assegnati direttamente agli scienziati dell’Unione Europea, della Svizzera, della Norvegia, Turchia e di Israele. Si tratta di una specie di bando individuale che premia le ricerche più avanzate e innovative. La commissione che assegna le ricerche non guarda la bandiera di chi ha proposto le ricerche. Decide solo sulla base della validità della proposta. Quest’anno la torta da dividere era di 515 milioni di euro che sono stati distribuiti a 236 diversi progetti di ricerca
L’età media di questi leader della ricerca è di 53 anni. Circa il 15% sono donne, con un leggero incremento rispetto all’ultimo bando (12%). Il numero delle ricercatrici che hanno partecipato al presente bando corrispondeva al 14% dei candidati.
La ripartizione settoriale dei progetti di ricerca proposti è la seguente: Scienze Fisiche e Ingegneristiche, 44%; Scienze della vita, 38%; e Scienze sociali e umanistiche, 18%. Tra questi i progetti che portano la firma di ricercatori italiani sono stati 23. Un gran bel risultato che porta il nostro paese al quarto posto in Europa dietro al regno Unito, alla Francia e alla Germania. C’è però un triste rovescio della medaglia, dietro queste cifre. Buona parte di questi finanziamenti saranno usati da ricercatori italiani per andare a lavorare all’estero. «Purtroppo – spiega Salvatore Settis, rettore della Scuola Normale Superiore di Pisa ed unico rappresentante italiano nel consiglio del Cer – questo fenomeno non è una novità. E’ già il quarto anno consecutivo, da quando è stato creato il Consiglio Europeo delle Ricerche che i fondi vengono usati dai ricercatori italiani per sviluppare le loro ricerche all’estero». Sono soprattutto i più giovani e i più accreditati a farlo.
«Evidentemente – dice Settis – perché non hanno abbastanza fiducia nelle istituzioni del nostro paese o perché non trovano spazio a sufficienza. E’ un bel problema perché i finanziamenti erogati dal Cer sono molto consistenti, anche due milioni di euro a progetto, e quindi significa perdere una bella fetta di finanziamento per tutta la ricerca italiana». Alla fine il problema è sempre lo stesso, non si riesce a trovare spazio adeguato per fare il proprio lavoro. «Del resto – commenta con una certa amarezza Settis – il nostro è l’unico paese in Europa in cui i concorsi per i professori sono bloccati da quattro anni. Senza concorsi è difficile trovare nuovi posti da assegnare a giovani ricercatori». C’è anche un’altra questione che merita di essere approfondita secondo il rettore di una delle più prestigiose istituzioni di ricerca del nostro paese. Si tratta del rapporto tra enti di ricerca e territorio. «Se nel nostro paese si vuole cominciare davvero a creare un circuito virtuoso con la ricerca – spiega Settis – dobbiamo da un lato aumentare i finanziamenti, e dall’altro favorire un maggior dialogo tra enti di ricerca e istituzioni pubbliche e risorse sul territorio. Quest’anno, l’ente che si è aggiudicato la maggior parte dei finanziamenti è stato il Politecnico di Losanna, proprio grazie alla sua grande capacità di relazionarsi sia con lo stato federale che con il cantone di Losanna». di Emanuele Perugini Il Messaggero
Il Consiglio europeo delle ricerche è stato istituito nel 2007 dalla Commissione Europea per sostenere la ricerca nei campi di studio più originali. Non eroga finanziamenti alle istituzioni ma ai singoli ricercatori che presentano i loro programmi. La commissione che valuta i singoli progetti è composta da alcuni tra i più importanti rappresentanti del mondo scientifico europeo. I singoli progetti vengono valutati indipendentemente dalla nazionalità del ricercatore e solo
Fonte: http://www.ultimenotizie.tv/
Rieccoci! Buon Anno!
Speriamo davvero che sia un buon anno per tutte/i, che sia migliore dei precedenti!
Iniziamo dalla fine del 2009: leggi alla mano, avevamo sostenuto che le stabilizzazioni fossero tuttora in corso. Avevamo spiegato che, se proprio un termine si doveva identificare, questo sarebbe stato al piu’ il 31/12/2012 (dal decreto anti-crisi di questa estate). Avevamo speso energie e fatiche per una mobilitazione che portasse questi DATI DI FATTO a conoscenza del management del nostro ente, forti anche delle decisioni che erano gia` state prese in altri enti pubblici di ricerca (INGV, ISS, …). (more…)
L’enorme parabola, 64 metri di diametro, punta già il cielo e le stelle con i suoi mille pannelli di alluminio. Trasmetterà informazioni e immagini dallo spazio alla velocità della luce. Sembra un’astronave atterrata nel cuore della Sardegna, ci sono voluti cinque anni per costruirla e 67 milioni di euro. Si chiama Sardinia Radio Telescope, ma il gioiello che sarà inaugurato a breve, il più sensibile radiotelescopio europeo, diventerà anche il più inutilizzato. Non un’incompiuta, ma un’opera compiuta e forse mai entrata in funzione, gioiello nella vetrina dell’assurdo e del paradosso italiano. (da Repubblica.it)
| 15 Gennaio 2010 |
| 10:30 | a | 13:30 |
E` indetta un’assemblea cittadina a sostegno dei lavoratori ISPRA da 50 giorni sul tetto del loro istituto (manifesto, volantino)
Riceviamo dalla FIR CISL, e volentieri pubblichiamo, la convocazione di tutti i tavoli di trattativa sindacale per lunedi 18 gennaio. La convocazione ha come unico punto all’ordine del giorno "proroga rapporto di lavoro personale ex art. 1, comma 519 legge 296/2006″. A nostra comprensione questo dovrebbe implicare l’annullamento dei contratti TD firmati da (alcuni de)i 27 colleghi stabilizzandi licenziati a fine anno, e la riattivazione del precedente rapporto di lavoro "da stabilizzandi" (annullando di fatto le lettere di licenziamento ricevute a fine novembre 2009).