Mar 30 2010
La stretta finale?
Il resoconto dell’ultimo incontro sindacati-ente. L’ineluttabile crisi e lo spettro dell’epurazione. Leggete il nostro comunicato qui.
Mar 30 2010
Il resoconto dell’ultimo incontro sindacati-ente. L’ineluttabile crisi e lo spettro dell’epurazione. Leggete il nostro comunicato qui.
Mar 28 2010

di Adriana Spera
ROMA - Organizzato dal sindacato USI/RdB- ricerca, presso l’Istituto Superiore di Sanità si è tenuto un convegno molto partecipato sulla ricerca pubblica. Non è stato il solito consesso per chiedere unicamente fondi o per la sacrosanta rivendicazione della stabilizzazione dei ricercatori precari, quanto, piuttosto, a partire dai dati allarmanti che riguardano le ricerca pubblica, lanciare il grido di allarme sulla libertà di ricerca. Il motto che ha chiuso più di un intervento è stato, infatti, “Resistere, resistere, resistere!”. Si è andati con il ricordo ai tanti caduti durante la Resistenza, all’eccidio delle Fosse Ardeatine , perché si conquistasse la democrazia nel nostro paese, al sangue speso per avere una Costituzione con al centro un uomo libero, una Carta che tra i suoi principi pone all’art. 33 la libertà di ricerca e di insegnamento.
Lo sfascio nelle istituzioni della conoscenza
Oggi attraverso lo sfascio in atto nelle istituzioni della conoscenza, scuola, università e ricerca si vogliono inficiare quelle libertà così come le pari opportunità di accesso all’istruzione. Come possono essere liberi scuola, università ed enti di ricerca pubblici se per ripianare il proprio deficit devono reperire risorse dal privato? Che fine fa la ricerca di base? Come può esser libero e sereno un ricercatore privato che non sa quando finirà il proprio impegno lavorativo?
Se non sa neppure se potrà concludere la propria ricerca? E quanto può esser produttiva una ricerca a tempo, quando a volte occorrono decenni per approdare a soluzioni utili, per passare dalla ricerca di base alla ricerca applicata? Interrogativi che possono riassumersi in una domanda, questo paese avrà un futuro nella ricerca? Ad oggi la risposta, alla luce dei dati, sembra essere: NO. No perché mentre i finanziamenti alla ricerca pubblica scendono (con lo 0,90% del PIL siamo ormai il fanalino di coda dell’Europa a 27) quelli per la ricerca privata salgono, nel prossimo triennio il Ministro Sacconi intende erogarle ben 30 miliardi. Il problema sta nel metodo seguito tra i due settori, mentre nel pubblico una ricerca prosegue fino ai risultati anche se occorrono tempi lunghi, nel privato si persegue il risultato in tempi brevi, con risultati non sempre brillanti, anzi, talvolta persino dannosi per il consumatore. Prevale il pessimismo perché tutto sembra deporre per un assalto alla ricerca pubblica uguale a quello operato nei confronti dei servizi pubblici, che ha solo prodotto un peggioramento degli stessi e maggiori costi per gli utenti. Eppure, alla prova dei fatti il settore pubblico della conoscenza non deve essere poi da buttare se è vero, come è vero, che il 90% dei ricercatori che emigrano provengono da università ed enti pubblici.
L’assalto dei privati
Ma il settore della ricerca significa anche tanti enti, tanti immobili, tante attrezzature di valore, tante conoscenze appetibili per i privati pronti all’assalto, visto che, delle partnership pubblico-privato sono nate ma a solo detrimento del bilancio dello Stato. Dopo l’acqua, la ricerca non sarà forse l’ultimo bene comune da assaltare? Dobbiamo resistere! Resistere! Resistere! Per impedirlo in nome del diritto ad avere una conoscenza e un sistema di trasmissione della stessa liberi e rigettare l’idea di una conoscenza unicamente al servizio del profitto e di chi ci governa. Per sconfiggere il cancro - non si sa in quanto tempo - serve innanzitutto una ricerca pubblica libera ed adeguatamente finanziata, se lo ricordi il premier che lo va a promettere in giro nei suoi comizi.
Fonte: www.dazebao.org
Mar 28 2010
La ricerca pubblica è un bene comune. O, almeno, dovrebbe esserlo. In Italia, infatti, un ricercatore su due è un precario. è proprio questo il tema affrontato da un convegno organizzato dalla Federazione Nazionale RdB e dal Centro studi trasformazioni economico-sociali nell’aula Pocchiari dell’Istituto Superiore di Sanità a Roma. Per descrivere lo stato della ricerca pubblica in Italia e tentare di definire il ruolo che questa dovrebbe svolgere nell’attuale contesto economico e sociale si sono confrontati l’astrofisica Margherita Hack, il direttore del Cestes, Luciano Vasapollo, il dirigente di ricerca Ispra con un incarico presso l’Onu, Ezio Amato, che è intervenuto con un contributo video perché in Kuwait, registrato prima di partire sul tetto dell’Ispra, Claudio Argentini, ricercatore, e Michele Romanelli, senior scientist all’università di Oxford.
«Questo incontro - spiega Cristiano Fiorentini della Federazione nazionale RdB - non è dedicato a una discussione generica sullo stato della ricerca in Italia ma vuole rilanciare la necessità di una ricerca pubblica che produca una conoscenza al servizio di tutti e non degli interessi privati». Punto di partenza della discussione l’idea che la ricerca, producendo conoscenza, è in grado di generare ricchezza non solamente economica ma anche culturale, legata ai bisogni e alle necessità della collettività. «Per fare questo è necessario opporsi all’ondata di privatizzazione, che ha colpito tutti i servizi pubblici», spiega Luciano Vasapollo, «e che mette il sapere al servizio del profitto e delle imprese private».
D’altra parte, come ha spiegato il direttore del Cestes, «l’Italia è uno dei Paesi che investe meno nella ricerca e questo porta moltissimi “giovani cervelli” a fuggire all’estero non per inseguire un sogno, ma per fare semplicemente il proprio lavoro». Il nostro Paese, infatti, è l’unico in Europa in cui negli ultimi 8 anni la spesa per la ricerca è diminuita e il 57% dei ricercatori è precario. Così, uno di questi “cervelli”, Michele Romanelli, fuggito in Inghilterra, per la precisione ad Oxford, è la dimostrazione di come «la disattenzione dei governi italiani verso questo settore porta, inevitabilmente, a un senso di insoddisfazione per molti ricercatori, dovuto ai bassi livelli retribuitivi e a un’esistenza perennemente precaria, che si traduce in risultati sempre minori in campo scientifico».
Se a questo aggiungiamo «la volontà, da parte del governo di relegare a ruoli di comprimari gli istituti di ricerca come avvenuto, ad esempio, con l’Ispra - ha spiegato l’astrofisica Margherita Hack - impedendo a questo ente di fare prevenzione ambientale, in un territorio come l’Italia a perenne rischio idrogeologico, dove franano intere montagne e le emergenze sono all’ordine del giorno, è evidente come siamo in realtà in una situazione di vero e proprio degrado». Pertanto, l’unica soluzione dovrebbe essere «la disobbedienza civile e la lotta, come dimostrato proprio dai ricercatori dell’Ispra».
Da qui la proposta di Cristiano Fiorentini di istituire un comitato permanente per la difesa della ricerca pubblica «capace di rendere ricercatori e lavoratori del mondo del sapere e della cultura soggetti attivi senza più la necessità di delegare ad altri».
Fonte: Terra
Mar 28 2010
Finalmente l’INFN, accogliendo un’altra semplice richiesta che proveniva da questo coordinamento, dai rappresentanti sindacali e del personale, ha pubblicato la lista delle aziende interessate agli assegni di ricerca volti "alla valorizzazione in ambito produttivo delle metodologie e delle tecnologie legate alle attività di ricerca dell’INFN".
Mar 25 2010
Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
Ciao,
sono un art.23 T.D. del CNAF, non stabilizzabile.
Al CNAF molte persone hanno terminato il contratto CoCoCo in coincidenza con la scadenza dei progetti europei (etics, ogf-eu, ..).
Ad alcuni è stato detto che non gli sarebbe stato rinnovato (la conferma di ciò solo qualche giorno prima della scadenza), ad altri invece gli è stato detto che ci sarebbe stato un nuovo contratto, e che per motivi tecnici avrebbero avuto un buco contrattuale di al massimo 2 mesi, ovvero il nuovo contratto sarebbe iniziato a maggio. Sono invece a conoscenza di un caso che il management si sarebbe adoperato per fargli partire il contratto il prima possibile, anche a marzo. Fin qui direi nulla di nuovo, ovvero aderente alla migliore tradizione dei contratti CoCoCo e alla gestione del personale da parte dell’ente.La cosa che invece mi sembra non sia emersa è quanto detto all’ultimo consiglio direttivo. Ho letto il resoconto del consiglio direttivo del mese di febbraio redatto da Luciano di Fiore. In questo resoconto c’è un passaggio alquanto preoccupante per tutti coloro che aspettano un contratto CoCoCo.
http://www.na.infn.it/rnric/consd/2010/25-26_02_10/Resoconto_CD_25-26_2_10.pdf
Non mi sembra che questa notizia sia stata diffusa ai diretti interessati. Anzi, sono testimone di rassicurazioni che tutto sta andando per il meglio e che ci sono buone speranze. Non mi sembra molto onesto..
Dato che molti considerano il vostro sito (io compreso) come collettore di informazioni riguardanti il personale in condizioni precarie, penso sarebbe davvero utile inserire i resoconti dei consigli direttivi, sottolineando le parti che ci riguardano più da vicino.
Naturalmente se avete informazioni diverse da quanto da me dedotto, sarò lietissimo di essere corretto.
Ciao e grazie per il vostro impegno,
(lettera firmata)
Mar 16 2010
Sono stati pubblicati i bandi per i concorsi (5 in tutto) per ricercatore di III livello professionale a tempo indeterminato, presso numerose strutture dell’INFN, per un totale di 37 posti. Si tratta dei bandi previsti da tempo e finanziati dal piano straordinario di assunzione (lanciato a suo tempo dal ministro Mussi). Ecco di seguito i link ai bandi di concorso:
http://www.ac.infn.it/personale/concorsi/pdf/getfile.php?filename=bando_13705_SUB.pdf
http://www.ac.infn.it/personale/concorsi/pdf/getfile.php?filename=bando_13706_ASTR.pdf
http://www.ac.infn.it/personale/concorsi/pdf/getfile.php?filename=bando_13707_NUCL.pdf
http://www.ac.infn.it/personale/concorsi/pdf/getfile.php?filename=bando_13708_TH.pdf
http://www.ac.infn.it/personale/concorsi/pdf/getfile.php?filename=bando_13709_MACC.pdf
Mar 16 2010
Riportiamo dal resoconto del Consiglio Direttivo di febbraio 2010 a cura del rappresentante nazionale dei ricercatori (http://www.na.infn.it/rnric/):
E’ stato approvato il nuovo “documento contenente le determinazioni necessarie per l’attivazione, lo sviluppo e la cessazione delle associazioni scientifico-tecniche dell’INFN”. Il documento sostituisce quello precedente adottato dal CD il 25 settembre 2009. Tra le motivazioni che hanno portato alle modifiche ci sono quella di lasciare spazio alle persone più giovani per l’assunzione di responsabilità nell’ente e quella di non discriminare le possibilità tra i dipendenti e gli associati universitari. Evidentemente queste due esigenze possono essere in contrasto tra loro e bisogna cercare un compromesso ragionevole tra esse. Occorre ricordare che al momento i ricercatori dipendenti vanno in pensione a 65 anni, mentre i professori universitari possono restare in servizio almeno fino a 70 anni, ed in alcuni casi fino a 72. Bisognerà eventualmente cercare altri strumenti, diversi dalle regole per le associazioni, per ulteriormente favorire l’assunzione di responsabilità da parte di persone più giovani.
Tra le principali novità:
- Gli incarici di ricerca scientifica senior: danno accesso, come i normali incarichi di ricerca, al coordinamento di gruppi e progetti INFN e all’elettorato attivo e passivo secondo i regolamenti INFN. Sono limitati a 72 anni (nella precedente versione era 75 anni). Possono quindi accedere i ricercatori INFN in pensione e gli universitari andati in pensione prima dei 72 anni (contingente 50 unità).
- Incarico di ricerca scientifica scienziato emerito: eminenti personalità scientifiche italiane o straniere (con età superiore a 72 anni). Si tratterà di incarichi attribuiti direttamente dal Presidente (contingente 20 unità).
- Incarico di associazione scientifica o tecnica senior: persone in quiescenza ancora attive in specifiche attività di ricerca INFN. Non c’è limite di età. Durata annuale rinnovabile (contingenti 100 e 40 unità rispettivamente).
Link al resoconto completo (pdf)