di Franco Mostacci
ROMA - La ricorrenza dell’8 marzo rappresenta un’occasione in più per affrontare il problema della barriera invisibile che discrimina le donne nel loro percorso professionale. Una lastra di cristallo – la cosiddetta glass ceiling - formata da condizionamenti sociali, culturali e psicologici, impedisce di fatto alle donne di raggiungere i livelli più alti della carriera.
E’ quanto emerge dal rapporto “She figures 2009” della Commissione europea, che traccia un quadro impietoso sulla mancanza di pari opportunità nel mondo accademico per l’anno 2007. La situazione è in miglioramento rispetto al passato, ma le donne impegnate nella ricerca scientifica continuano ad essere in Europa una minoranza, rappresentando solo il 30% del totale (il 33% in Italia).
La necessità di colmare questo divario è legata al progressivo aumento nelle differenze di genere a sfavore delle donne quando si sale nella scala gerarchica. In Europa le donne hanno un miglior profitto scolastico rispetto agli uomini e la proporzione di laureate è pari al 59%, ma scende al 45% per i PhD. Al primo gradino della carriera accademica (ricercatore) le donne sono il 44%, al grado intermedio (professore associato) scendono al 36%, per ridursi ulteriormente al 18% al grado più elevato (professore ordinario).
Le percentuali sono ancora più penalizzanti se ci si riferisce alle discipline scientifiche e all’ingegneria. Anche il mondo della ricerca pubblica italiana sembra essere affetto dagli stessi problemi. Il numero di dipendenti a tempo indeterminato per genere e qualifica professionale ricavabile dal conto annuale 2008 della Ragioneria Generale dello Stato consente di valutare l’ampiezza della discriminazione riservata all’universo femminile.
Le lavoratrici rappresentano il 42% del totale, con punte massime del 59% all’Iss e del 57% all’Istat. Fanalino di coda l’Infn con appena il 24% di donne. Tra ricercatori, tecnologi e dirigenti, la quota di donne si attesta al 40% che si riduce però al 22% per i livelli più elevati. Per gli enti di ricerca il Glass Ceiling Index, che misura il grado di discriminazione femminile, è uguale a 1,8 lo stesso valore riscontrato per l’università dalla commissione europea. Ma le differenze tra gli enti sono notevoli.
Il più virtuoso è l’Istat con 1,4, un valore comunque lontano dal punto di equilibrio pari a 1. All’Iss e all’Infn il GCI è uguale a 1,7; al Cnr 2,4 e all’Ispesl lo spessore del cristallo è 6,6. Molteplici i fattori che impediscono un processo di riequilibrio. Una delle cause da rimuovere è lo schiacciante predominio maschile negli organi di vertice, che negli enti di ricerca assume un carattere al limite del patologico. Nessuno dei presidenti/commissari degli enti di ricerca si coniuga al femminile e le quote rosa nei Consigli di amministrazione non arrivano al 10%.
All’Istat è presente una sola donna su dieci consiglieri; nessuna su 8 membri nel board del Cnr; nessuna sui cinque della giunta esecutiva all’Infn; una su 9 all’Iss; due donne su otto al Cra, nessuna su cinque all’Ingv; due donne su cinque all’Inaf e nessuna su cinque all’Inran.
Anche il recente decreto di riordino degli enti pubblici di ricerca emanato dal Ministro del Miur (donna), che provocherà qualche cambiamento nel prossimo futuro, non affronta il problema dell’uguaglianza di genere. Un quadro desolante, che la dice lunga sulla strada ancora da percorrere prima di poter affermare la parità dei diritti.
Fonte: http://www.dazebao.org
Guardate un po’ qui. Cosa rispondere ai "simpatici" autori di questo video?
Pubblicato il Decreto Ministeriale recante i programmi di ricerca cofinanziati 2008 approvati.
European Research Council
Gli scienziati italiani arrivano tra i primi in Europa, ma usano i soldi vinti nei concorsi internazionali di ricerca per andarsene all’estero. Oramai è diventata una vera e propria tradizione, questa, per i ricercatori italiani, quasi obbligata pur di finanziare i propri progetti. Vincere i fondi europei e poi usarli per trasferirsi all’estero, insomma. E’ successo ancora una volta in occasione dei finanziamenti assegnati dal Consiglio Europeo delle Ricerche (Cer) che verranno usati dagli scienziati italiani per andare all’estero. Si tratta di finanziamenti rilevanti che possono arrivare fino ad un massimo di 3,5 milioni di euro per ciascun progetto di ricerca che vengono assegnati direttamente agli scienziati dell’Unione Europea, della Svizzera, della Norvegia, Turchia e di Israele. Si tratta di una specie di bando individuale che premia le ricerche più avanzate e innovative. La commissione che assegna le ricerche non guarda la bandiera di chi ha proposto le ricerche. Decide solo sulla base della validità della proposta. Quest’anno la torta da dividere era di 515 milioni di euro che sono stati distribuiti a 236 diversi progetti di ricerca
L’età media di questi leader della ricerca è di 53 anni. Circa il 15% sono donne, con un leggero incremento rispetto all’ultimo bando (12%). Il numero delle ricercatrici che hanno partecipato al presente bando corrispondeva al 14% dei candidati.
La ripartizione settoriale dei progetti di ricerca proposti è la seguente: Scienze Fisiche e Ingegneristiche, 44%; Scienze della vita, 38%; e Scienze sociali e umanistiche, 18%. Tra questi i progetti che portano la firma di ricercatori italiani sono stati 23. Un gran bel risultato che porta il nostro paese al quarto posto in Europa dietro al regno Unito, alla Francia e alla Germania. C’è però un triste rovescio della medaglia, dietro queste cifre. Buona parte di questi finanziamenti saranno usati da ricercatori italiani per andare a lavorare all’estero. «Purtroppo – spiega Salvatore Settis, rettore della Scuola Normale Superiore di Pisa ed unico rappresentante italiano nel consiglio del Cer – questo fenomeno non è una novità. E’ già il quarto anno consecutivo, da quando è stato creato il Consiglio Europeo delle Ricerche che i fondi vengono usati dai ricercatori italiani per sviluppare le loro ricerche all’estero». Sono soprattutto i più giovani e i più accreditati a farlo.
«Evidentemente – dice Settis – perché non hanno abbastanza fiducia nelle istituzioni del nostro paese o perché non trovano spazio a sufficienza. E’ un bel problema perché i finanziamenti erogati dal Cer sono molto consistenti, anche due milioni di euro a progetto, e quindi significa perdere una bella fetta di finanziamento per tutta la ricerca italiana». Alla fine il problema è sempre lo stesso, non si riesce a trovare spazio adeguato per fare il proprio lavoro. «Del resto – commenta con una certa amarezza Settis – il nostro è l’unico paese in Europa in cui i concorsi per i professori sono bloccati da quattro anni. Senza concorsi è difficile trovare nuovi posti da assegnare a giovani ricercatori». C’è anche un’altra questione che merita di essere approfondita secondo il rettore di una delle più prestigiose istituzioni di ricerca del nostro paese. Si tratta del rapporto tra enti di ricerca e territorio. «Se nel nostro paese si vuole cominciare davvero a creare un circuito virtuoso con la ricerca – spiega Settis – dobbiamo da un lato aumentare i finanziamenti, e dall’altro favorire un maggior dialogo tra enti di ricerca e istituzioni pubbliche e risorse sul territorio. Quest’anno, l’ente che si è aggiudicato la maggior parte dei finanziamenti è stato il Politecnico di Losanna, proprio grazie alla sua grande capacità di relazionarsi sia con lo stato federale che con il cantone di Losanna». di Emanuele Perugini Il Messaggero
Il Consiglio europeo delle ricerche è stato istituito nel 2007 dalla Commissione Europea per sostenere la ricerca nei campi di studio più originali. Non eroga finanziamenti alle istituzioni ma ai singoli ricercatori che presentano i loro programmi. La commissione che valuta i singoli progetti è composta da alcuni tra i più importanti rappresentanti del mondo scientifico europeo. I singoli progetti vengono valutati indipendentemente dalla nazionalità del ricercatore e solo
Fonte: http://www.ultimenotizie.tv/
L’enorme parabola, 64 metri di diametro, punta già il cielo e le stelle con i suoi mille pannelli di alluminio. Trasmetterà informazioni e immagini dallo spazio alla velocità della luce. Sembra un’astronave atterrata nel cuore della Sardegna, ci sono voluti cinque anni per costruirla e 67 milioni di euro. Si chiama Sardinia Radio Telescope, ma il gioiello che sarà inaugurato a breve, il più sensibile radiotelescopio europeo, diventerà anche il più inutilizzato. Non un’incompiuta, ma un’opera compiuta e forse mai entrata in funzione, gioiello nella vetrina dell’assurdo e del paradosso italiano. (da Repubblica.it)
Manuela Ghizzoni (Pd): "Non c’è il cofinanziamento, i rettori sono scoraggiati dai tagli operati dal governo, e temono i costi del turnover"
di ROSARIA AMATO
ROMA - L’ultima tranche dei fondi per la ricerca previsti dal regolamento Mussi, 40 milioni di euro, sono stati sbloccati dal ministero dell’Università e della Ricerca. Come
aveva annunciato il ministro Mariastella Gelmini il 14 novembre, i fondi verranno trasferiti ai rettori in via amministrativa: il provvedimento non è previsto pertanto dalla
Finanziaria 2010, approvata oggi. Ma la norma non soddisfa i ricercatori precari: "I concorsi risultano più che dimezzati rispetto alle previsioni, a causa dell’assenza del cofinanziamento", dice Francesco Cerisoli, presidente dell’Associazione Precari della Ricerca-Apri. I posti banditi a concorso dovrebbero essere circa 900.
continua…
Fonte: Repubblica.it
TG3 - Ambiente Italia, precari ISPRA e INGV a confronto con Maurizio Lupi vicepresidente della Camera dei Deputati.
Fonte: rai.it