Mar 11 2010

8 Marzo. In Italia, la Ricerca non è al femminile

Categoria: Rassegna Stampa Paolo Valente @ 16:07

di Franco Mostacci

ROMA - La ricorrenza dell’8 marzo rappresenta un’occasione in più per affrontare il problema della barriera invisibile che discrimina le donne nel loro percorso professionale. Una lastra di cristallo – la cosiddetta glass ceiling - formata da condizionamenti sociali, culturali e psicologici, impedisce di fatto alle donne di raggiungere i livelli più alti della carriera.

E’ quanto emerge dal  rapporto “She figures 2009” della Commissione europea, che traccia un quadro impietoso sulla mancanza di pari opportunità nel mondo accademico per l’anno 2007. La situazione è in miglioramento rispetto al passato, ma le donne impegnate nella ricerca scientifica continuano ad essere in Europa una minoranza,  rappresentando solo il 30% del totale (il 33% in Italia).

La necessità di colmare questo divario è legata al progressivo aumento nelle differenze di genere a sfavore delle donne quando si sale nella scala gerarchica. In Europa le donne hanno un miglior profitto scolastico rispetto agli uomini e la proporzione di laureate è pari al 59%, ma scende al 45% per i PhD. Al primo gradino della carriera accademica (ricercatore) le donne sono il 44%, al grado intermedio (professore associato) scendono al 36%,  per ridursi ulteriormente al 18% al grado più elevato (professore ordinario).

Le percentuali sono ancora più penalizzanti se ci si riferisce alle discipline scientifiche e all’ingegneria. Anche il mondo della ricerca pubblica italiana sembra essere affetto dagli stessi problemi. Il numero di dipendenti a tempo indeterminato per genere e qualifica professionale ricavabile dal conto annuale 2008 della Ragioneria Generale dello Stato consente di valutare l’ampiezza  della discriminazione riservata all’universo femminile.

Le lavoratrici rappresentano il 42% del totale, con punte massime del 59% all’Iss e del 57% all’Istat. Fanalino di coda l’Infn con appena il 24% di donne. Tra ricercatori, tecnologi e dirigenti, la quota di donne si attesta al 40% che si riduce però al 22% per i livelli più elevati. Per gli enti di ricerca il Glass Ceiling Index, che misura il grado di discriminazione femminile, è uguale a 1,8 lo stesso valore riscontrato per l’università dalla commissione europea. Ma le differenze tra gli enti sono notevoli.
Il più virtuoso è l’Istat con 1,4, un valore comunque lontano dal punto di equilibrio pari a 1. All’Iss e all’Infn il GCI è uguale a 1,7; al Cnr 2,4 e all’Ispesl lo spessore del cristallo è 6,6. Molteplici i fattori che impediscono un processo di riequilibrio. Una delle cause da rimuovere è lo schiacciante predominio maschile negli organi di vertice, che  negli enti di ricerca assume un carattere al limite del patologico. Nessuno dei presidenti/commissari degli enti di ricerca si coniuga al femminile e le quote rosa nei Consigli di amministrazione non arrivano al 10%.

All’Istat è presente una sola donna su dieci consiglieri; nessuna su 8 membri nel board del Cnr; nessuna sui cinque della giunta esecutiva all’Infn; una su 9 all’Iss; due donne su otto al Cra, nessuna su cinque all’Ingv; due donne su cinque all’Inaf e nessuna su cinque all’Inran.

Anche il recente decreto di riordino degli enti pubblici di ricerca emanato dal Ministro del Miur (donna), che provocherà qualche cambiamento nel prossimo futuro, non affronta il problema dell’uguaglianza di genere. Un quadro desolante, che la dice lunga sulla strada ancora da percorrere prima di poter affermare la parità dei diritti.

Fonte: http://www.dazebao.org


Mar 06 2010

Belle cose… (video ricercatore-Banca Intesa)

Categoria: Rassegna Stampa Barbara Sciascia @ 0:44

Guardate un po’ qui. Cosa rispondere ai "simpatici" autori di questo video?


Feb 15 2010

A caccia dei cervelli in fuga

Categoria: Rassegna Stampa Paolo Valente @ 12:16

NEWS
15/2/2010 - I RICERCATORI EMIGRATI
Un piano per favorire il ritorno nel nostro Paese: 75 mila euro per tre anni
RAFFAELLO MASCI
Un piano  cercherà di favorire il ritorno dei ROMA
Adesso ci riprova - a ranghi serrati di destra e di sinistra - un manipolo di irriducibili: Enrico Letta (Pd) e Stefano Saglia (sottosegretario Pdl), Maurizio Lupi e Silvano Moffa (Pdl), Laura Garavini e Alessandra Siragusa (Pd) e via elencano, sedici in tutto, di entrambi gli schieramenti. L’intento è quello di fare in modo che i cervelli in fuga non fuggano più e quelli che sono fuggiti trovino interessante tornare. Per questo hanno presentato un progetto di legge - che, per la verità, è vecchio di un anno, ma che solo una settimana fa è approdato in commissione Finanze alla Camera - con il titolo di «Incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia».

Sono due milioni gli italiani, sottolineano i deputati, che si sono iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero negli ultimi dieci anni, di cui il 44% proviene dal centro nord e ha un alto titolo di studio. Non tutti sono ricercatori o scienziati, ma molti (moltissimi) sono comunque dei talenti, tant’è che hanno trovato apprezzamento (e spesso benessere) all’estero. Attualmente il 2,3 per cento dei laureati lavora all’estero, e a fronte di un misero 0,3 dei laureati stranieri che sono da noi. I parlamentari che hanno firmato il progetto di legge, sottolineano che nel ‘99 - per dire un anno emblematico - il 7% dei laureati del Nord ha lasciato l’Italia, e nel decennio ‘90-‘99 il numero delle fughe è quadruplicato.

Gli anni Novanta sono stati drammatici, su questo fronte. Tant’è il ministro Letizia Moratti affrontò già nel 2001 (e poi nel 2004) questo problema proponendo incentivi a chi fosse tornato e a chi - come azienda o università - avesse agevolato questo rientro. Ma l’effetto non fu quello sperato. Nel 2006 - anno in cui i provvedimenti cominciarono a dare frutti - rientrarono 500 ricercatori, ma concluso il contratto triennale che veniva loro offerto, solo 40 sono rimasti perché hanno trovato un posto stabile. Gli altri o sono in attesa di rinnovo o hanno preferito fare marcia indietro.

All’origine di questa delusione c’è, soprattutto, il fatto che il sistema accademico e di ricerca italiano è ancora molto ingessato e baronale, ma anche il fatto che - forse - gli incentivi a chi offriva un contratto ai transfughi non erano così allettanti. Da qui l’idea, raccolta dal nuovo progetto di legge, di dare incentivi forti (25 mila euro l’anno) e prolungati (per tre anni): un vero «scudo fiscale» che renda appetibile il rientro.

La norma, nell’intento dei legislatori, si applica a tutti i cittadini comunitari che hanno meno di 40 anni e che hanno risieduto continuativamente per almeno 2 anni in Italia, che studiano, lavorano o che hanno conseguito una specializzazione all’estero, e ora decidano di fare rientro. Un credito di imposta pari a 25 mila euro all’anno per tre anni verrà elargito in favore di quanti vogliono tornare per essere assunti come dipendenti. Il bonus raddoppia per chi fa rientro al Sud o nelle isole. Un analogo incentivo riguarda anche chi inizia un’attività o un lavoro autonomo e, anche in questo caso, sarà doppio se l’attività è al Sud: 50 mila euro per i tre anni. Per quanto riguarda le imprese, saranno elargiti 500 euro al mese per ogni nuovo assunto e per tre anni, ma limitatamente alle regioni del Mezzogiorno o nelle isole.

I crediti di imposta ai lavoratori, dice il provvedimento, non comportano oneri, mentre per quelli dovuti alle imprese il limite viene fissato in 150 milioni di euro nel 2010. La copertura viene prevista attraverso la creazione di un Fondo di rotazione ad hoc, alimentato dal gettito reale delle imposte dirette dei soggetti coinvolti. Previsto anche un cofinanziamento da parte delle regioni.


Gen 27 2010

Comunicato del presidente INAF sui concorsi "Mussi"

Categoria: Rassegna Stampa Coordinamento Precari @ 18:12

Lo potete leggere qui.


Gen 27 2010

Pubblicati risultati PRIN 2008

Categoria: Rassegna Stampa Coordinamento Precari @ 18:09

Pubblicato il Decreto Ministeriale recante i programmi di ricerca cofinanziati 2008 approvati.


Gen 20 2010

Ricerca, italiani al top in Europa, i soldi vinti per la fuga

Categoria: Rassegna Stampa Coordinamento Precari @ 18:17

European Research Council

European Research Council

Gli scienziati italiani arrivano tra i primi in Europa, ma usano i soldi vinti nei concorsi internazionali di ricerca per andarsene all’estero. Oramai è diventata una vera e propria tradizione, questa, per i ricercatori italiani, quasi obbligata pur di finanziare i propri progetti. Vincere i fondi europei e poi usarli per trasferirsi all’estero, insomma. E’ successo ancora una volta in occasione dei finanziamenti assegnati dal Consiglio Europeo delle Ricerche (Cer) che verranno usati dagli scienziati italiani per andare all’estero. Si tratta di finanziamenti rilevanti che possono arrivare fino ad un massimo di 3,5 milioni di euro per ciascun progetto di ricerca che vengono assegnati direttamente agli scienziati dell’Unione Europea, della Svizzera, della Norvegia, Turchia e di Israele. Si tratta di una specie di bando individuale che premia le ricerche più avanzate e innovative. La commissione che assegna le ricerche non guarda la bandiera di chi ha proposto le ricerche. Decide solo sulla base della validità della proposta. Quest’anno la torta da dividere era di 515 milioni di euro che sono stati distribuiti a 236 diversi progetti di ricerca
L’età media di questi leader della ricerca è di 53 anni. Circa il 15% sono donne, con un leggero incremento rispetto all’ultimo bando (12%). Il numero delle ricercatrici che hanno partecipato al presente bando corrispondeva al 14% dei candidati.

La ripartizione settoriale dei progetti di ricerca proposti è la seguente: Scienze Fisiche e Ingegneristiche, 44%; Scienze della vita, 38%; e Scienze sociali e umanistiche, 18%. Tra questi i progetti che portano la firma di ricercatori italiani sono stati 23. Un gran bel risultato che porta il nostro paese al quarto posto in Europa dietro al regno Unito, alla Francia e alla Germania. C’è però un triste rovescio della medaglia, dietro queste cifre. Buona parte di questi finanziamenti saranno usati da ricercatori italiani per andare a lavorare all’estero. «Purtroppo – spiega Salvatore Settis, rettore della Scuola Normale Superiore di Pisa ed unico rappresentante italiano nel consiglio del Cer – questo fenomeno non è una novità. E’ già il quarto anno consecutivo, da quando è stato creato il Consiglio Europeo delle Ricerche che i fondi vengono usati dai ricercatori italiani per sviluppare le loro ricerche all’estero». Sono soprattutto i più giovani e i più accreditati a farlo.

«Evidentemente – dice Settis – perché non hanno abbastanza fiducia nelle istituzioni del nostro paese o perché non trovano spazio a sufficienza. E’ un bel problema perché i finanziamenti erogati dal Cer sono molto consistenti, anche due milioni di euro a progetto, e quindi significa perdere una bella fetta di finanziamento per tutta la ricerca italiana». Alla fine il problema è sempre lo stesso, non si riesce a trovare spazio adeguato per fare il proprio lavoro. «Del resto – commenta con una certa amarezza Settis – il nostro è l’unico paese in Europa in cui i concorsi per i professori sono bloccati da quattro anni. Senza concorsi è difficile trovare nuovi posti da assegnare a giovani ricercatori». C’è anche un’altra questione che merita di essere approfondita secondo il rettore di una delle più prestigiose istituzioni di ricerca del nostro paese. Si tratta del rapporto tra enti di ricerca e territorio. «Se nel nostro paese si vuole cominciare davvero a creare un circuito virtuoso con la ricerca – spiega Settis – dobbiamo da un lato aumentare i finanziamenti, e dall’altro favorire un maggior dialogo tra enti di ricerca e istituzioni pubbliche e risorse sul territorio. Quest’anno, l’ente che si è aggiudicato la maggior parte dei finanziamenti è stato il Politecnico di Losanna, proprio grazie alla sua grande capacità di relazionarsi sia con lo stato federale che con il cantone di Losanna». di Emanuele Perugini Il Messaggero

Il Consiglio europeo delle ricerche è stato istituito nel 2007 dalla Commissione Europea per sostenere la ricerca nei campi di studio più originali. Non eroga finanziamenti alle istituzioni ma ai singoli ricercatori che presentano i loro programmi. La commissione che valuta i singoli progetti è composta da alcuni tra i più importanti rappresentanti del mondo scientifico europeo. I singoli progetti vengono valutati indipendentemente dalla nazionalità del ricercatore e solo

Fonte: http://www.ultimenotizie.tv/


Gen 20 2010

Pubblicati elenchi ammessi alle audizioni per i FIRB

Categoria: Rassegna Stampa Coordinamento Precari @ 18:10

Ecco i due decreti, pubblicati il 28 dicembre:

http://www.miur.it/0006Menu_C/0012Docume/0015Atti_M/8131Primo__cf3.htm

e il 19 gennaio:

http://www.miur.it/0006Menu_C/0012Docume/0015Atti_M/8157Second_cf3.htm

In bocca al lupo agli ammessi!


Gen 14 2010

Il telescopio che non vedra` le stelle

Categoria: Rassegna Stampa Barbara Sciascia @ 11:59

L’enorme parabola, 64 metri di diametro, punta già il cielo e le stelle con i suoi mille pannelli di alluminio. Trasmetterà informazioni e immagini dallo spazio alla velocità della luce. Sembra un’astronave atterrata nel cuore della Sardegna, ci sono voluti cinque anni per costruirla e 67 milioni di euro. Si chiama Sardinia Radio Telescope, ma il gioiello che sarà inaugurato a breve, il più sensibile radiotelescopio europeo, diventerà anche il più inutilizzato. Non un’incompiuta, ma un’opera compiuta e forse mai entrata in funzione, gioiello nella vetrina dell’assurdo e del paradosso italiano. (da Repubblica.it)


Dic 17 2009

Ricerca, sbloccati i fondi Mussi Ma i posti saranno solo 900

Categoria: Rassegna Stampa Giovanni Mazzitelli @ 18:34

Manuela Ghizzoni (Pd): "Non c’è il cofinanziamento, i rettori sono scoraggiati dai tagli operati dal governo, e temono i costi del turnover"
di ROSARIA AMATO

Ricerca, sbloccati i fondi Mussi Ma i posti saranno solo 900Il ministro della Ricerca Mariastella Gelmini


ROMA - L’ultima tranche dei fondi per la ricerca previsti dal regolamento Mussi, 40 milioni di euro, sono stati sbloccati dal ministero dell’Università e della Ricerca. Come aveva annunciato il ministro Mariastella Gelmini il 14 novembre, i fondi verranno trasferiti ai rettori in via amministrativa: il provvedimento non è previsto pertanto dalla Finanziaria 2010, approvata oggi. Ma la norma non soddisfa i ricercatori precari: "I concorsi risultano più che dimezzati rispetto alle previsioni, a causa dell’assenza del cofinanziamento", dice Francesco Cerisoli, presidente dell’Associazione Precari della Ricerca-Apri. I posti banditi a concorso dovrebbero essere circa 900. continua…
Fonte: Repubblica.it


Dic 14 2009

TG3 - Ambiente Italia

Categoria: Rassegna Stampa Giovanni Mazzitelli @ 11:50

TG3 - Ambiente Italia, precari ISPRA e INGV a confronto con Maurizio Lupi vicepresidente della Camera dei Deputati.

Fonte: rai.it


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