Il "Coordinamento Nazionale Precari INFN" è un gruppo di lavoratori strutturati e precari dell’INFN nato per sensibilizzare colleghi e grande pubblico e per informare organi e agenzie di stampa a proposito della grave situazione in cui versa la ricerca italiana in generale e l’INFN in particolare.

Crediamo che la situazione di difficolta` in cui ci troviamo si possa risolvere solo con un dialogo (talvolta acceso, ma sempre rispettoso) con tutte le parti in causa. Per questo e` possibile a tutti contribuire alla discussione, sia commentando direttamente sul sito i singoli comunicati e/o editoriali, sia iscrivendosi al sito stesso e pubblicando contributi originali.

Ogni nostra presa di posizione nasce nel contesto di un libero scambio di opinioni tra questo gruppo di persone, tramite il dialogo sul sito, scambi di e-mail e assemblee informali, ed esige una approvazione a larga maggioranza. Nell’ambito di questo gruppo non ci sono ne’ gerarchie ne’ incarichi formali, ma per motivi di organizzazione dell’attivita`, esiste comunque una redazione de "Il Buco Nero" che materialmente gestisce il sito.


L’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) è stato istituito nel 1951 ed è costituito da 20 Sezioni con sede nei Dipartimenti di fisica universitari e da 4 Laboratori Nazionali con sede a Catania, Frascati, Legnaro e Gran Sasso. Ha circa 1800 dipendenti di cui 570 ricercatori, 220 tecnologi, 710 tecnici e 300 amministrativi. Il bilancio annuale e’ di 280 Milioni di Euro. Di fatto si tratta di un Ente ‘sano’, dove la spesa per stipendi è ancora sotto il 60% del bilancio totale, con buoni margini quindi per investire negli esperimenti e dove non ci sono problemi di assenteismo (ad esempio, i giorni di malattia media per dipendente sono circa 3 all’anno).

L’INFN opera in quel campo della ricerca, la fisica nucleare e subnucleare, che ha una grande tradizione in Italia, a partire dal suo capostipite Enrico Fermi. Basta ricordare che a Frascati Bruno Touschek ideò e costruì alla fine degli anni ‘50 il primo collisore di particelle, il padre dei moderni acceleratori del Fermilab e del CERN di Ginevra, e che molti dei ricercatori dell’INFN ricoprono ruoli di grande responsabilità’ in istituzioni scientifiche internazionali. L’INFN promuove inoltre il trasferimento delle competenze sviluppate nell’ambito della propria attività verso campi di ricerca multidisciplinari come la medicina, i beni culturali e l’ambiente. Tutte queste attività si svolgono in stretta collaborazione con il mondo universitario.

IL PRECARIATO NELL’INFN

Per capire la situazione attuale del precariato nell’INFN, vediamo qual è stata la politica delle assunzioni dell’Ente negli anni passati. A partire dal 1992, quando l’Ente era ancora sostanzialmente "giovane" con eta’ media dei ricercatori di 39 anni, il rapporto tra ricercatori assunti ogni anno (circa 20) e ricercatori andati in pensione (circa 10) ha fatto sì che il numero di ricercatori a tempo indeterminato tendesse al numero previsto dalla pianta organica (620) e arrivasse a circa 570, con eta’ media di 45 anni nel 2002. In queste condizioni, considerando 4 anni di "tenure-track" (formazione) dopo i 3 anni di Dottorato, il numero di precari era di fatto pari a quello "fisiologico", ossia di circa 160 unita’ ( il 50% dei ricercatori veniva confermato).

Questo meccanismo ha funzionato più o meno bene fino al 2002, quando le Leggi Finanziarie hanno posto limiti alle assunzioni di personale, sia a tempo indeterminato che a termine. Le prime sono state di fatto bloccate; le seconde sono state ridotte introducendo limiti di spesa. Inoltre la dotazione organica dell’INFN è stata diminuita nel 2005 da 2014 a 1909 persone, 615 dei quali ricercatori.

Per quanto riguarda i precari, questi 4 anni di blocco delle assunzioni hanno significato l’impossibilità di integrare in organico 20 ricercatori l’anno e di escluderne altrettanti. Di conseguenza, invece dei 160 ricercatori precari ‘a regime’ se ne sono aggiunti altrettanti, per un totale di 320 precari. Ad oggi, il numero totale di precari fra tutte le figure professionali è di circa 700 unità.

A fronte di una situazione di tale emergenza, il Governo Prodi introduce nel 2006 le cosiddette “procedure di stabilizzazione” per assumere il personale con più di tre anni di anzianità e che abbia passato una selezione nazionale al compimento della procedura. In tutto, rientrano circa 250 dipendenti di tutte le figure professionali: 80 ricercatori, tra cui i 50 vincitori del “concorsone” (50 posti da ricercatore a tempo determinato banditi nel 2005 per aggirare il blocco delle assunzioni). Le stabilizzazioni sono partite ad inizio 2008, portando all’assunzione di 17 ricercatori, 16 tecnologi, 27 tecnici e 39 amministrativi, molti dei quali vincitori di concorso in attesa di assunzione. Per gli altri si deve attendere che venga superata la selezione nazionale. In compenso l’Ente riesce a concordare con il Ministro Mussi una nuova pianta organica di 2070 posti di cui 676 per ricercatori.

Per quanto riguarda i vincitori del “concorsone”, l’Ente decide di applicare l’art. 5 del Contratto Nazionale in cui si afferma che è possibile trasformare un contratto a tempo determinato in uno a tempo indeterminato, previa verifica, se ottenuto tramite concorso analogo a quello per i tempi indeterminati. In primavera 2008 parte la domanda di assunzione per i 41 vincitori (dei 50, alcuni erano passati con le stabilizzazioni altri sono andati all’estero).

Nel frattempo cade il Governo Prodi. Il 18 Aprile 2008, ad elezioni ormai perse (13-14 Aprile), il Dipartimento della Funzione Pubblica a firma del Ministro Nicolais emana la circolare n.5/2008 dove si dà una visione restrittiva delle norme sulla stabilizzazione. Tra le altre cose, si stabilisce che queste debbano terminare entro la fine del 2009, ponendo di fatto una data di termine ai contratti degli stabilizzandi. Inoltre, impedisce agli Enti di riconoscere come anzianità di servizio gli anni di rapporto di lavoro a tempo determinato nel passaggio al tempo indeterminato. Scompare inoltre, ad opera di qualche funzionario pubblico la famosa pianta organica da 2070 posti, che torna quindi ad essere di 1909 unità.

Cosa fa il nuovo Governo per la ricerca? Già a giugno 2008 approva il DL 112 dove si stabilisce un taglio della pianta organica del 10%. Di fatto, per l’INFN vuol dire ridurre il numero di dipendenti a 1720, ritrovarsi all’improvviso con un eccesso di 100 unità e dover bloccare le assunzioni per almeno 3 anni.

Aggiungendo questo ai nuovi limiti imposti alla spesa per i contratti a tempo determinato, questo vuol dire il licenziamento senza appello, e senza merito o demerito, di centinaia di ricercatori precari dell’INFN. Inoltre, con l’approvazione del DDL 1441 tutti i contratti ottenuti con le stabilizzazioni verranno cessati al 30 giugno 2009.

Intanto, la domanda di assunzione per i 41 vincitori del concorsone rimane ancora sul tavolo del Ministro Brunetta in attesa di un decreto che la renda operativa.

Il BUCO NERO

Licenziare 300 ricercatori precari (su circa 700 unita’ in tutto) comporta creare un buco, questo sì nero, nell’INFN. Considerando che almeno la metà di questi sarebbe, secondo un modello ideale di assunzione, destinata ad entrare nell’Ente, vuol dire comunque cancellare il 25% dei giovani ricercatori, ed in particolare la parte più giovane e produttiva della ricerca. Molti di questi sono oggi tra i pochi che conoscono alcuni aspetti tecnici di esperimenti come quelli al LHC. Farli uscire dall’INFN vuol dire perdere quelle conoscenze che permetteranno di realizzare quegli esperimenti per cui l’Italia ha investito più di un miliardo di euro. Tali competenze richiedono anni di formazione, dalla Laurea al Dottorato al così detto "tenure-track". Difficilmente un Ente di Ricerca potrebbe riorganizzarsi in pochi anni dopo una tale perdita di "know-how".

Per far fronte a questa situazione, si è formato naturalmente, coagulandosi intorno all’iniziativa di lavoratori strutturati e precari, il “Coordinamento Nazionale Precari INFN”, che ha incominciato un’opera di sensibilizzazione dei colleghi e di diffusione sugli organi di stampa e sulle agenzie di comunicati.

17 risposte a “Chi Siamo”

  1. caterina ha scritto:

    solidarietà. ho saputo del sito conoscendo una vostra precaria di "soli" 42 anni. I migliori cervelli d’Italia a pietire uno stipendio! Che vergogna! Una idea: cercate visibilità, più possibile. Cercate di arrivare alla stampa che conta… Come? Qui esistono solo quelli che finiscono in tv o nelle dichiarazioni di Di Pietro… Coraggio!

  2. Luca Foggetta ha scritto:

    Ma nessuno ha mai posto la domanda "Serve la scienza in Italia?". Io presuppongo che la prima risposta di ogni ministro sia "Cosa?".
    Noi non abbiamo camion o taxi con cui bloccare le strade. Non si hanno nemmeno aerei da lasciare a terra. Il nostro lavoro fa raccogliere i frutti in futuro, ed il futuro e’ il nostro presente.

    Ora, mi piacerebbe chiedere ai politici cosa e’ per loro il futuro…e cosa e’ di conseguenza la scienza.
    Il fatto e’ abbastanza chiaro a tutti che cosa sia per loro il futuro dell’Italia.

    Facciamo conoscere la nostra situazione all’estero! Facciamoci dare del paese del terzo mondo (quale siamo)…che vedrete che i politici si agiteranno e diranno w la ricerca come un anno(!) fa (altro che fannulloni)! E’ solo la loro immagine sull’immediato che conta per loro!

    Luca Foggetta
    Assegnista

  3. Antonello Paoletti ha scritto:

    Ci facciamo già dare del "paese da terzo mondo" e non solo per questo. E’ una vergogna che dopo anni di soldi buttati, si cerchi di far ordine colpendo chi (i precari) non costituisce nè spesa nè spreco. E’ vergognoso il modo in cui stanno abbrutendo il senso della scienza e dell’istruzione in Italia. Facciamoci sentire e.. grazie a chi cura questo spazio ;-)

  4. Francesco Cusanno ha scritto:

    Penso che oltre a far sapere chi siamo dovremmo dire anche che tipo di cose facciamo e con quali risultati, credibilita’ e riscontro all’estero e, quando ci viene permesso, in Italia. Non dovrebbe essere difficile capire che un paese che riduce drasticamente l’istruzione e la ricerca non puo’ concettualmente avere un futuro roseo e non possono certo farci credere che per lo stato e’ un problema continuare a pagare lo stipendio da commesso a poche centinaia di persone quando, se ad es. bisogna salvare una banca o una azienda pubblica o di presunto interesse pubblico, con quei soldi si pagherebbe lo stipendio a vita a migliaia di ricercatori. La verita’ e’ che la ricerca e l’istruzione ciecamente non sono considerati di interesse pubblico da politici e governanti, se non a parole. Francesco, assegnista di Roma.

  5. peppemariani.it ha scritto:

    Ricerca, Mariani-Foschi-Battaglia: mozione a sostegno dei precari

    "Abbiamo presentato oggi una mozione al Consiglio regionale affinché la Regione Lazio si faccia promotrice di tutte le iniziative istituzionali e politiche possibili per sostenere i 4300 ricercatori e ricercatrici del Lazio che grazie ad un emendamento del Governo, si vedono d’improvviso rigettati nel limbo della precarietà e dell’incertezza, dopo anni di promesse e nonostante l’avvio dei procedimenti di stabilizzazione". Lo dichiarano, in una nota, i consiglieri regionali Peppe Mariani, Augusto Battaglia ed Enzo Foschi.
    "Il Governo infatti - spiegano i consiglieri - all’interno della Finanziaria 2009, si accinge ad approvare un emendamento con il quale si sopprimono le disposizioni in materia di stabilizzazione del personale precario contenute nella precedenti finanziarie nazionali. Nonostante il cosiddetto emendamento ammazza precari sia stato prorogato a seguito delle mobilitazioni di questi giorni delle lavoratrici e dei lavoratori, gli effetti che questo determinerà sul futuro dei precari e sul nostro territorio sono allarmanti".

    "I ricercatori precari colpiti dal provvedimento di Brunetta solo nella nostra Regione sono 4300, senza considerare gli oltre 7000 lavoratori che provengono dal mondo dell’Università - proseguono i consiglieri - Dopo anni in cui si erano nutrite le aspettative di migliaia di giovani ricercatori e dopo l’avvio delle stesse procedure di stabilizzazione lavorativa, questo dietrofront del Governo costituisce un atto di estrema gravità: non solo perché rischia di disperdere un inestimabile patrimonio di conoscenze ed esperienze lavorative e scientifiche, maturate con sacrificio e in condizioni di precarietà estrema, ma anche e soprattutto perché rischia di mettere in ginocchio un settore come quello della Ricerca Pubblica rispetto al quale occorrerebbe casomai aumentare gli investimenti ed incentivare la stabilità professionale di chi vi opera". "Per questo motivo - concludono i consiglieri - attraverso la mozione che abbiamo
    presentato oggi chiediamo urgentemente che si apra un tavolo istituzionale con la presenza di tutte le parti coinvolte e si attivino tutte le iniziative possibili al fine di scongiurare una crisi di cui lo stesso Sistema Paese pagherebbe le conseguenze".

    http://www.peppemariani.it/index.php?option=com_content&view=article&id=141:ricerca-mariani-foschi-battaglia-mozione-a-sostegno-dei-precari&catid=34:comunicati&Itemid=58

  6. Pasquino ha scritto:

    Ma siamo sicuri che a qualcuno non convenga importare i brevetti e le nuove tecnologie dall’estero??? Così migliaia di investitori potranno investire ben benino il loro finto capitale e come al solito… la vecchia storia del cetriolo e dell’ortolano! Solidarietà a tutti i ricercatori precari e futuri!

  7. valerio ha scritto:

    quello che dobbiamo fare adesso e’ bloccare la legge 133.
    ci dobbiamo riuscire.
    Daje!!!

  8. Stefano Belforte ha scritto:

    Quello che veramente lascia di sasso e’ come il ministero della ricerca puo’ completamente ignorare queste problematiche e limitarsi a un "mi hanno detto che non ci sono soldi, bisogna tagliare tutto" che, come dicono a Livorno, e per stare in tema di fisica "non ci vuole la scienza di Marconi" (per saperlo, n.d.r.). Ma di quanti soldi si parla, e come si confrontano con, che so io, il costo di un commissario straordinario di non dico quale azienda o istituzione decotta ?

    E peggio ancora il messaggio che viene dato a tutti, che in italia le leggi si fanno e disfanno ad ogni finanziaria in modo del tutto dissennato senza nessuna certezza del diritto ne’ rispetto degli impegni presi, certo da altri partiti politici, ma comunque sempre governi dello stesso paese. In questa situazione, anche se il governo attuale facesse marcia indietro, l’unico consiglio che posso dare ai giovani precari e’: scappate a gambe levate (all’estero). Che forse e’ quello che vuole il ministro, ma certo non quello che fa bene all’Italia.

  9. antonio ha scritto:

    laureato a pieni voti mi posi a suo tempo il problema "cosa fare"?
    ho optato a malincuore per un lavoro "normale" a tempo indeterminato, mi sarebbe piaciuto continuare studiare e fare ricerca, ma dal dottorato in poi mi accorsi che c’era l’apoteosi del precariato e dei sottostipendiati.
    L’Italia non valorizza la ricerca, peccato, questo tra 50 anni sarà un paese in vera e piena decadenza, sociale, politica e soprattutto economica…peccato!

  10. Marco ha scritto:

    Carissimi, potete aggiungere ai vostri link quello del nostro sito?
    Siamo ricercatori precari del CRA

    grazie saluti

  11. Marco ha scritto:
  12. Martino ha scritto:

    Qui riassumo la mia breve storiella:
    Purtroppo non sono riuscito a diplomarmi (per gravissimi problemi familiari ed economici), sono circa due anni che mi sto movimentando per completare il mio corso di studi e finalmente iscrivermi ad un corso universitario decente. Il problema nasce per colpa di questo governo di fannulloni (non voglio scrivere altro…) che di anno in anno cambia le leggi e non si decide mai di fare una legge che migliori lo stato delle cose. Ho sempre avuto una passione per l’informatica e la ricerca, e adesso mi domando:
    ma se riuscissi a completare gli studi, dove posso fare il ricercatore?
    La situazione attuale mette in fuga i cervelli (non dico di esserlo per certo, ma un sospetto mi viene), tant’e’ che mi sono ritrovato a dirigere un reparto di ricerca e sviluppo (tecnologie informatiche)di una piccola azienda in Irlanda senza neanche avere uno straccio di diploma. Nell’anno successivo ho conseguito vari corsi e certificazioni (Universita’ dell’Illinois, CompTIA) ma dannatamente non riesco a completare un semplice corso per diplomarmi in Italia.
    Comprendo appieno la vostra frustrazione e mi unisco alla vostra causa. Spero solo che qualcuno muova le chiappe sul serio e dia una smossa a questa nazione che sta inesorabilmente andando verso una fine.

  13. Alessio ha scritto:

    Per tre anni ho lavorato nel campo del GRID, avendo come colleghi persone del INFN, che ho trovato competenti e disponibili, spero che questa situazione si risolva per il meglio e che
    i miei ex colleghi non debbano emigrare come ho dovuto fare io.

  14. Assemblea permanente ISS ha scritto:

    Cari colleghi, siamo lieti di informarvi che l’Assemblea permanente dell’Istituto Superiore di Sanità, formata dal personale di ruolo e dai precari dell’Ente, da qualche giorno ha un piccolo spazio sul Web, all’indirizzo http://riordinoiss.wordpress.com . Il vostro sito è stato linkato. Un saluto cordiale.

  15. colomba rosaspina ha scritto:

    Stiamo raccogliendo firme in difesa dell’educazione scientifica
    Giornalisti, insegnanti, genitori, studenti , ricercatori, medici, ecc che vogliono sostenere il nostro appello possono andare nel sito http://www.anisn.it cliccare IN DIFESA DELL’EDUCAZIONE SCIENTIFICA
    si apre una finestra, dove potete lasciare il nome, in fondo alla pagina

    Grazie per la cortese attenzione

    AIF ANISN DD-SCI

    ASSOCIZIONE PER L’ISEGNAMENTO DELLA FISICA

    ASSOCIAZIONE NAZIONALE INSEGNANTI DI SCIENZE NATURALI

    DIVISIONE DIDATTICA SOCIETÀ CHIMICA ITALIANA

    Hanno elaborato il seguente documento

    In difesa dell’educazione scientifica

    Il riordino della scuola secondaria superiore in via di approvazione mette in pericolo, a causa di drastici tagli, il futuro dell’educazione scientifica nel nostro Paese e dello sviluppo ad essa collegato.

    I sottoscritti, come rappresentanti di docenti, genitori e cittadini interessati all’efficacia della scuola e al futuro degli studenti,

    chiedono al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
    di garantire che il riordino della scuola italiana
    riconosca all’educazione scientifica un ruolo di primo piano e lo spazio adeguato.

    1. A tutti i giovani deve essere garantita la formazione scientifica di base perché possano:
    o sviluppare le conoscenze, le abilità e le competenze necessarie per interpretare i fenomeni naturali
    o fruire in modo corretto e consapevole delle moderne conquiste della scienza e della tecnologia.

    2. È necessario che il curricolo per far “fare scienze” sia impostato secondo un approccio investigativo- sperimentale, fin dai primi anni di scuola. Ricerca internazionale, Unione Europea e OCSE convergono su questa indicazione (1).
    Questo approccio richiede il tempo per svolgere le attività caratteristiche del procedere scientifico nell’acquisizione della conoscenza, cruciali per lo sviluppo di competenze di alto livello. Sono queste che fanno della cultura scientifica un valore irrinunciabile per la formazione del cittadino.
    3. Le esigenze sopra descritte contrastano con la notevole diminuzione delle ore di scienze sperimentali che si riscontra in quasi tutti gli indirizzi previsti dai nuovi ordinamenti. Nei bienni degli istituti tecnici e professionali, si diminuiscono le ore delle scienze sperimentali e si dimezza il tempo per il laboratorio riducendolo con ciò a un ruolo marginale. Nei bienni dei licei classico e artistico, addirittura, mancano del tutto gli insegnamenti scientifico-sperimentali.

    Ridurre le risorse è controproducente. Bisogna, invece, valorizzare quanto già fatto per migliorare l’insegnamento scientifico (Piano ISS - Insegnare Scienze Sperimentali, Progetto Lauree Scientifiche, ricerche nelle SSIS per la formazione iniziale degli insegnanti) tenendo conto delle le migliori esperienze didattiche maturate nella scuola.
    Mantenere alta la motivazione dei docenti a riqualificare la propria professionalità è determinante per migliorare l’insegnamento e l’apprendimento delle scienze sperimentali nel nostro Paese.

    Occorre, pertanto, distribuire con maggiore equilibrio gli insegnamenti all’interno del tempo scuola complessivo, dando alle scienze sperimentali spazi e tempi di lavoro adeguati in tutti gli indirizzi.

    (1)
    European Commission, 2007. Science Education NOW: A renewed Pedagogy for the Future of Europe. Office for Official Publications of the European Communities, Luxembourg, 29 pp.
    Eurydice, 2006. L’insegnamento delle scienze nelle scuole in Europa, politiche e ricerca. Eurydice, la rete di informazione sull’istruzione in Europa, Bruxelles, 93 pp.
    OECD, 2006. PISA 2006, Science Competencies for Tomorrow’s World,Volume 1: Analysis. OECD Publications, Paris, 390 pp.
    OECD, 2008. Encouraging Student Interest in Science and Technology Studies. OECD Publications, Paris, 132 pp.

    Sostieni la nostra difesa

    Stiamo raccogliendo firme in difesa dell’educazione scientifica
    Giornalisti, insegnati, genitori, studenti , ricercatori, medici, ecc che vogliono sostenere il nostro appello possono andare nel sito http://www.anisn.it cliccare IN DIFESA DELL’EDUCAZIONE SCIENTIFICA
    si apre una finestra, dove potete lasciare il nome, in fondo alla pagina
    Grazie per la cortese attenzione

    Associazione insegnanti di scienze naturali (ANISN)
    Per ulteriori informazioni, per avere nomi e numeri di cellulari potete scrivere a rosa.oa@alice.it
    I presidenti delle tre associazioni:
    Prof.ssa Anna Pascucci
    Prof. Aldo Borsese
    Prof. Silvano Scrignoli

    e gli iscritti sono a vostra disposizione

  16. Mauro ha scritto:

    Rieccoci ad un "caso italiano"
    Sono un ingegnere informatico che lavora in una scuola in settori che non riguardano nemmeno in parte i miei trascorsi di studio.
    Sono stracontento della mia situazione professionale perchè mi piace il contatto con i ragazzi anche se, con fondi minimi che naturalmente mancano, potrei dare agli studenti stimoli importanti relativamente al settore tecnologico ed alla giusta fruizione dei nuovi canali informativi.
    Ho conosciuto il vostro sito per caso dopo anni di utilizzo intensivo della rete e questo credo sia un grandissimo errore.
    Chiedo il permesso di potervi linkare su forum, siti internet, blog e quant’altro per far conoscere quanto più possibile la vostra situazione e consiglio a tutti quelli che "passano di qui" di fare la stessa cosa.
    Un saluto

  17. Enrico Onofri ha scritto:

    Concordo appieno con le idee espresse dal coordinamento. E’ giunto il momento di agire a fondo
    unendo tutte le energie per ottenere finalmente un cambio di rotta. Il Piano Nazionale Ricerca DEVE
    tenere conto anche della ricerca di base, non solo Fisica beninteso. A questo scopo abbiamo lanciato un appello che invito a esaminare e sottoscrivere:

    http://www.ricercadibase.it

    Riportare l’Italia a un livello competitivo nella Scienza: è un obiettivo per cui
    vale la pena di battersi.

    E. Onofri

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