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In seguito al DDL 1441-quater approvato il 15 ottobre alla Camera e alla legge 133/08, ben 600 ricercatori e tecnici dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare rischiano di dover abbandonare la ricerca. La vicenda riguarda nello specifico 600 precari in un ente con 1800 dipendenti, che in seguito ai provvedimenti approvati dal governo non saranno assunti né ora né nei prossimi anni. Si tratta di una vicenda drammatica che vede porre in pericolo tutta la produzione migliore della nostra ricerca.

L’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, tanto per citare alcuni dei progetti ai quali ha collaborato, ha contribuito in maniera sostanziale agli esperimenti e all’acceleratore LHC del CERN di Ginevra, con investimenti per circa un miliardo di euro nell’ultimo decennio. La metà dell’investimento è rientrata in Italia in commesse industriali, favorendo la competitività del settore tecnologico italiano. Centinaia di ricercatori e tecnici precari che stanno contribuendo alla costruzione degli esperimenti rischiano di dover abbandonare la ricerca, impossibilitati a partecipare a concorsi pubblici negli anni passati e in quelli a venire. La crescente fuga dei cervelli verso gli istituti esteri e il danno economico e sociale (centinaia di migliaia di euro sono necessari per la formazione di un ricercatore, ad esempio) condanneranno la ricerca italiana a un lento ma inesorabile declino.

Per questo motivo chiediamo procedure di reclutamento serie e stabili nel tempo, una gestione dell’organico degli Enti commensurata alle attivita’ e agli impegni scientifici intrapresi, all’interno di una politica di finanziamento della ricerca in linea con il resto d’Europa. Nell’immediato, chiediamo di cancellare il taglio del 10% della pianta organica introdotto dalla legge 133/08 e di giudicare realmente nel merito le diverse situazioni dei vari Enti Pubblici di Ricerca.

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